Boombox meets…Blindur

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In occasione del suo concerto allo Zog di Milano organizzato da Astarte Booking, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con i Blindur.

Ciao ragazzi, innanzitutto introducetevi ai lettori di vox. Come è nato il progetto “Blindur”? Da che esperienze precedenti provenite?

Suoniamo insieme da più di 10 anni ormai, abbiamo militato in varie band insieme: da un gruppo blues ai tempi del liceo fino alla lunga esperienza con la nostra band precedente in cui suonavamo combat folk. tutavia abbiamo background musicali moltto diversi, da una parte il punk, tantissima musica irlandese, il cantautorato italiano e non, dall’altra il rock anni 70, il country. come succede quasi sempre siamo il risultato di una mega insalata musicale! La vostra musica evoca visioni nordiche, ma la vostra terra è nel profondo sud italiano. Qual è il vostro legame con Napoli e come ha influenzato la vostra musica? è impossibile non essere influenzati da una città così ricca di cultura, storia, folclore e arte come napoli, ma forse quello che più ci ha influensato e che ci portiamo dietro nei nostri mille viaggi, è il modo di fare, una sorta di lotta continua per la sopravvivenza, la malinconica ironia tipica della napoletanità, l’arte di doversi continuamente rinventare e soprattutto la naturale apertura all’incontro con culture diverse.

Quali autori o gruppi vi hanno influenzato maggiormente e in che modo?

Su tutti i Sigur Ros hanno segnato un momento di svolta soprattutto per la ricerca sonora, l’approccio sperimentale invece ci viene da bonhiver e dai mum, la carica pazzesca dai Ramones, da Of monsters and man, Lumineers e co. l’attitudine folk, dai Tre allegri ragazzi morti la leggerezza e le melodie, da Passenger la vena malinconica, da tutto il cantautorato storico italiano e non solo le parole… continuiamo?

Le sonorità dei vostri pezzi fanno trasparire una profonda connessione con la musica folklorica e popolare, soprattutto nord europea. Negli ultimi anni c’è stato un grande “ritorno” del folk sulla scena musicale globale, seppur ammodernato e rivisitato (un nome su tutti: Mumford & Sons). Quali sono secondo voi gli elementi che han portato a questo ritorno? Pensate che ci siano ancora possibilità inesplorate in un genere che, almeno apparentemente, è profondamente legato alle tradizioni e al passato?

La musica folk è musica popolare e se riesce ad adattarsi ai nuovi contesti popolari avrà sempre nuova linfa; ovviamente è impensabile che tutto resti mummificato in un semplice voce e chitarra, ma a questo ci era già arrivato dylan negli anni 60 quando imbraccio la chitarra elettrica. cambiano certamente le sonorità, cambiano le atmosfere, cambiano le melodie, l’importante è che cambino anche i contenuti e il linguaggio, se si riesce in quest’intento, il folk continuerà a dare.

Qual è il concerto di cui avete il miglior ricordo? Avete trovato un’accoglienza più calorosa nei vostri tour europei o in patria?

Difficile dirlo… ci sono tanti concerti che sono stati speciali per noi in questi quasi 2 anni di attività: la prima volta al gattò di milano, memorabile perchè il giorno dopo proprio i tre allegri ripostarono un video fatto durante il nostro concerto in cui suonavamo occhi bassi. Il live all’arci Bandiera bianca di Contursi, un posto mitico, il concerto al club 33 giri di S. Maria Capua Vetere in cui per la prima volta sentimmo tutto il pubblico cantare la nostra “foto di classe”; i concerti in irlanda, belgio, francia fino al recente live al Lanificio 25 di Napoli, passando per i live set all’Hiroshima monamour, all’Auditorium Parco della Musica di Roma e al Teatro Storchi di Modena; circostanze in cui abbiamo vinto rispettivamente il Premio Buscaglione, il Premio De André e il Premio Bertoli. Banalmente si potrebbe dire che ogni live ha qualcosa di magico e speciale, ovviamente qualcuno un po in più, ma dei quasi 130 live fatti fin ora ne ricordiamo davvero 1 o 2 poco carini.

Quali sono i vostri progetti per il futuro? Dove sognate di poter suonare un giorno?

Dobbiamo comprarci un furgone! no dai sul serio, abbiamo il nostro primo disco in cantiere, il primo video ufficiale e questo sta ovviamente monopolizzando la nostra energia in questo momento, ci sono tante date che stiamo programmando tra italia ed europa, l’imminente estate sarà pienissima di festival in giro per la penisola e non solo. rispetto al dove ci piacerebbe suonare…vale dire ovunque?

A cura di Carlo Casentini

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