Boombox meets…Bea Zanin

473

Riparte la nostra collaborazione con gli amici di Astarte Booking e in occasione del suo concerto di giovedì allo Zog di Milanoabbiamo scambiato quattro chiacchiere con Bea Zanin.

Ciao Bea, è appena uscito il tuo nuovo album A Torino come va caratterizzato da uno stile ben preciso (esplicitato anche dal design della copertina). Come si coniugano la formazione classica del violoncello con l’universo dell’elettronica? Nei tuoi pezzi i due stili in che maniera prevalgono/ si intrecciano tra loro?

Il violoncello e l’elettronica sono il punto di partenza, le mie due passioni. Da qui nasce l’esigenza di coniugarli nella musica, senza che ne diventino prettamente l’obiettivo estetico: li uso come mezzi per creare le mie canzoni. L’elettronica e la musica classica sono molto distanti dal punto di vista dell’approccio: la prima si basa prevalentemente sulla programmazione, la seconda invece comporta un contatto più diretto con lo strumento, con tanto di calli sulle dita: credo che si completino a vicenda nel loro essere contrapposte. Nei miei pezzi cerco di sfruttare le potenzialità espressive di entrambi gli ambiti, che mi piace pensare in termini cromatici: colori freddi per l’elettronica, tinte calde per il violoncello.

La presenza di Diego Perrone è stata fondamentale nel progetto. Quando nasce e come ti è stata d’aiuto questa collaborazione?

La collaborazione con Diego nasce nel 2015 con la scrittura a quattro mani di Pazzo di te, brano che inizialmente doveva far parte di un suo album. È stato lo stesso Diego a contattarmi via facebook, perché trovava molte analogie sonore tra i nostri due progetti solistici. La comunanza di vedute e la condivisione di gusti musicali mi ha portata a chiedergli di darmi una mano per trovare una direzione stilistica unitaria ad alcuni brani cui stavo lavorando da tempo: così è diventato il produttore artistico di A Torino come va. La collaborazione mi è stata d’aiuto nella misura in cui ho avuto modo di lavorare con un musicista davvero creativo sia in studio, sia sul palco.

A Torino come va parla della tua diretta esperienza nella città di Torino, brevemente se dovessi riproporti questa domanda come mi risponderesti? Un’altra città possibile musa di un futuro album?

A Torino… va bene, citando Garbo, cantautore che mi è stato di grande ispirazione anche nella scelta del titolo dell’album. Torino è una città ricca di fermento culturale e musicale, che ora, come in passato, ci regala alcuni degli artisti più interessanti in ambito italiano e non solo. Il suo essere post-industriale mi affascina molto. Un’altra possibile città musa di un futuro album potrebbe essere Lisbona, città che, come Torino, sta rinascendo, si sta reinventando, ma dove la decadenza lascia ancora le sue impronte.

Hai intrapreso il Pazzo tour, com’è andata?

Il Pazzo tour è il tour che mi ha vista all’opera sui palchi al fianco di Diego Perrone. Come già dicevo prima, è stata un’occasione di crescita, ma anche di grasse risate. Il concerto era organizzato e performato fifty/fifty, alternando brani miei e brani di Perrone, ma eseguiti insieme. Abbiamo girato parecchio e siamo sempre stati accolti con entusiasmo. Un’ottima esperienza!

Quali sono i progetti prossimi in ballo?

Il prossimo obiettivo è innanzitutto quello di promuovere il mio album, quindi spero di suonare tanto! Contemporaneamente sto già lavorando a nuovi brani. In pentola bolle anche un progetto punk, ambito a me molto caro.

A cura di Sara Palumbo

 

Commenti su Facebook
SHARE