Boombox meets…Asia Ghergo

2098

Venerdì 24 marzo, Milano, Rocket. Alle 21:30 i cancelli sono ancora chiusi e una mandria di persone è già accalcata fuori dal locale ad aspettare lo show dei Canova. In mezzo alla mandria ci siamo noi, che tra una cosa e l’altra cerchiamo di contattare Asia Ghergo, che suonerà prima del gruppo milanese, a cui stiamo per fare un’intervista. Dopo qualche minuto riusciamo finalmente a trovarci, entriamo al Rocket dove tutto lo staff è in fibrillazione per le ultime cose da fare. Riusciamo a sequestrare Asia in una saletta laterale per una mezz’oretta e dopo esserci accomodati iniziamo l’interrogatorio.

Ciao Asia. Come hai avuto il contatto per venire a suonare al Rocket?

A settembre mi ha scritto Davide Ragazzoni, l’inventore della serata di Linoleum, quando fondamentalmente non ero niente: sono rimasta molto stupita dall’idea di suonare al Rocket. Ero felicissima, è stata la mia prima data importante, a Milano non ero nemmeno mai stata. Ho visto i Canova solo durante il sound check, clamorosi.

E com’è successo che ti abbiano scelta proprio per i Canova?

Linoleum mi ha chiamata dicendo: “Vuoi venire a suonare un venerdì?”. Ho chiaramente accettato entusiasta e mi hanno proposto una serie di gruppi. Ho spinto un po’ per i Canova, che ascoltavo ed erano già tra i miei gruppi preferiti.

Hai altri concerti in programma a breve?

Il prossimo è il 15 aprile, al concerto degli Espana Circo Este mi faranno anche fare un pezzo con loro. Poi il 29 aprile aprirò gli Ex-Otago in Abruzzo a Sant’Egidio Alla Vibrata dove un mesetto fa ho aperto i Pop X, è stato un delirio totale. Ho suonato anche prima di Giorgio Poi a Montelupo Fiorentino al raduno Disagiowave ed è stato bellissimo, davvero, il clima lì è familiare perché ci si conosce tutti, la gente mi tratta come un meme.

Vicino casa tua dove passano principalmente serate del genere? Ad Ancona?

Allora, nelle Marche niente, adesso a Urbino verrà Gazzelle ma di solito c’è poco, se non qualche concerto d’estate.

Come hai fatto allora ad avvicinarti all’indie?

Il giorno in cui mi sono veramente avvicinata all’indie è stato quando ho sentito al Mind, a Montecosero, Lo Stato Sociale. Io già li conoscevo, era l’unica band di cui avevo sentito tutte le canzoni, si parla di due anni fa. Quando li ho sentiti dal vivo è stata proprio un’esplosione, ho capito che stare in mezzo a quelle persone era una cosa che mi apparteneva. Ascoltare questo tipo di musica mi ha portato anche a iniziare con le cover l’estate scorsa.

E gli accordi per le cover li trovi da te o li cerchi da qualche parte?

Prima li cerco su internet, se non li trovo vado a orecchio, ci perdo anche le ore ma alla fine li azzecco. Oppure uso una pagina per me importantissima di una persona che ha salvato il mondo: Accordi secchi e tesi.

Da quanto tempo suoni?

Ho iniziato a 15 anni, ma saranno due anni e mezzo, perché ho anche smesso nel frattempo, e imparando da sola ho impiegato più tempo. Cerco di migliorare sempre, più si fa pratica più si migliora.

Suoni solo la chitarra?

Anche l’ukulele, ma è una cazzata, so’ due accordi.

Sei brava a gestire gli impegni della scuola e della musica… Non è difficile?

(ride) Sì, è veramente difficile, anche perché vorrei fare una cover ogni due giorni ma non ci vuole poco, magari la faccio mille volte per trovare la migliore, ma finisce sempre che quella che mi piace di più è la prima che ho fatto, è sempre così.

È vero, anche per le foto, se ne fanno sempre mille e quelle che ci piacciono sono sempre o la prima o l’ultima! Questo successo comunque non te l’aspettavi così in fretta, no?

Io non me l’aspettavo per niente, all’inizio caricavo le cover su Youtube, era una cosa che mi piaceva fare, mi è sempre piaciuta.

Vedendo le tue canzoni la gente percepisce la tua sincerità, sembri molto autentica ed è bello, pare di avere un rapporto diretto. Piuttosto che vedere un gruppo, che è più costruito, la cover è un qualcosa a tu per tu. Come gestisci il rapporto coi fan?

È nato tutto così, due video di cover e adesso mi chiamano a Milano, per me è assurdo, non potete capire. La gente mi scrive e cerco sempre di rispondere, anche se ogni tanto capita che qualcuno, vedendo che visualizzo e non rispondo subito, se la prenda. A me fa stare male, non voglio dare quest’impressione, però non voglio nemmeno concentrare sui social la mia vita. Di solito dedico un’oretta al giorno al telefono, poi cerco di non guardarlo più.

Conosci qualche collega che fa cover?

C’è Irene Dandelion, ci siamo incontrate di persona al raduno a Montelupo ma le avevo già scritto tempo fa perché facendo la stessa cosa mi interessava conoscerla. Lei mi piace tantissimo, ha un timbro di voce molto particolare, diverso dal mio. Come genere lei è più sugli Strokes, Mac DeMarco, fa canzoni in inglese che secondo me si addicono molto alla sua voce.

Invece parlando dei pezzi tuoi, stasera non ce li fai sentire?

No, stasera no, ma ne sto scrivendo alcuni, qualche canzone è già pronta. Ho registrato una demo che sto facendo girare, stasera c’è Maciste Dischi e gli ho dato il cd, al concerto dei Pop X l’ho data a Bomba Dischi… Vedremo cosa succede, il succo è un contratto discografico.

Che cosa scrivi? Sono storie?

Scrivo testi da sempre, da quando sono piccola. Sono pensieri che riguardano la mia vita quotidiana, o amori falliti, che è quello che scrivono tutti (ride).

La musica come la componi?

Trovo un giro di accordi e ci metto la voce. Per ora non riesco a fare altro, però mi piacerebbe una cosa più completa, con molti suoni, colorata. Ascolto indie adesso, quindi sono sicuramente influenzata, però ho un background diverso. Vengo dal rock, dai Nirvana, Foo Fighters, Rolling Stones…

Ascolti anche rap?

(ride) Mi piace, sì, non devo nasconderlo. Guarda, la gente che dice che non gli piace è proprio quella che lo ascolta ma non lo vuole dire. Prendi la Dark Polo Gang, all’inizio non mi sono piaciuti, poi però ti entrano e cominciano a girarti in testa.

E finisci a farci le cover. Hai iniziato con Cavallini, poi Ghali… Come ti è venuta l’idea?

All’inizio ero un po’ bloccata dall’idea di fare qualcosa di così estremo. Avevo questa canzone in testa, mi piaceva e ho preso la chitarra, ho trovato un accordo, poi un altro… In realtà il giro è semplicissimo. Ero gasatissima e ho chiamato i miei amici che ascoltano rap, gli ho mandato la cover e loro mi hanno fomentato, insistevano perché la caricassi. Io ero tipo: “Ma che sei matto? La gente mi uccide”. Ho avuto molta paura perché all’inizio ho ricevuto qualche insulto, però ‘sticazzi. Alla fine è una delle cover che ha avuto più visualizzazioni.

Se ci pensi però è davvero raro trovare una cover acustica di un pezzo trap, non penso esista. Prima o poi arriverà anche la condivisione della DPG, sicuro.

Io l’aspetto. Il mio sogno (ride) è che mi facciano fare una collaborazione con loro, che ne so, un pezzo a caso con Sick Luke…

A questo parte un excursus sulla trap italiana e sulla Dark Polo che preferiamo tenere per noi. Quando proviamo a tornare all’intervista però è troppo tardi, il concerto sta per iniziare e dobbiamo dividerci, Asia punta il palco, noi cerchiamo di farci strada tra il pubblico che ormai ha riempito il locale. Ma questa è un’altra storia.

A cura di Diego Maroni e Federica Calvo

 

Commenti su Facebook
SHARE