Gianluca Gallo è un giovane illustratore che ha iniziato a pubblicare le sue opere su Instagram, e noi ce ne siamo innamorati.

Quand’è che hai deciso di iniziare a fare l’illustratore?

Più che averlo deciso diciamo che è successo, disegno da quando ero piccolissimo, poi un paio di anni fa in un periodo particolare della mia vita ho deciso di riprendere a disegnare e di farlo “seriamente”, dopo un po’ di tempo molto timidamente ho fatto  una pagina facebook che in poche settimane ha raggiunto migliaia di followe, e da lì in poi la cosa ha preso piede. Ed ora eccomi qui 🙂

Se dovessi fare un disegno di te, una sorta di autoritratto, su quale supporto lo faresti e con quale strumento (matita, penna, colore..)?

Sicuramente inchiostro su carta, sono molto legato al lato materico delle cose, mi piace toccarle con mano, sentire di cosa sono fatte, cosa dicono, che anima hanno. Ho un po’ una visione datata e romantica di queste cose, sono molto legato agli oggetti, infatti riesco a fatica a liberarmene, un po’ come mi succede, ad esempio, con i libri o i dischi.

Quali sono stati i tuoi primi soggetti?

Oltre a qualche disegno in cui mi diletto, anche attualmente, a spostarmi totalmente di soggetti, ho sempre disegnato quello che faccio attualmente. Tutto questo è iniziato per buttare fuori un po’ di emozioni che vivevo in prima persona, quindi è stato tutto piuttosto intimo e autobiografico. Capitava all’inizio di inchiostrare i due soggetti separatamente, solo lui o solo lei, poi però ho capito che ritrarli insieme crea un universo a sé e da tantissime chiavi di lettura a secondo di come lo si guarda.

Sul tuo profilo Instagram _gianlucagallo_ i tuoi lavori raffigurano soprattutto due soggetti, una ragazza e un ragazzo, senza volto. Come mai quest’idea?

Quello di disegnare tutto in poche linee è stato piuttosto casuale, mi piaceva così, all’inizio riempivo di più con dettagli, sempre restando illustrazioni molto minimali, però mi sembrava sempre qualcosa di già visto, così per cercare una strada mia invece di aggiungere qualcosa, sono andato per sottrazione, arrivando a raccontare tutto con solo pochi tratti. Poi successivamente mi sono reso conto che non avendo volto le illustrazioni prendevano un carattere universale per chi le osservava,  chiunque poteva un po’ vederci quello che sentiva.

Cosa ti guida nella realizzazione dei tuoi disegni? 

Sicuramente in quello che faccio c’è una grande componente emotiva, motivo per il quale difficilmente accetto lavori su commissione, tutto quello che faccio lo faccio per dare voce ad un’urgenza comunicativa personale, per mettere nero su bianco dei sentimenti che provo, oppure raccontare delle cose che vivo, o dare sfogo a qualcosa che immagino. È un processo piuttosto catartico, quindi molto personale.

gianluca gallo

 Che significa per te disegnare?

Esprimersi, dare voce alle emozioni che si provano, raccontare qualcosa, non mi è mai piaciuto il disegno fine a se stesso, mi piace quando il disegno ha una funzione narrativa, quando serve per raccontare una storia, anche in un immagine sola spesso è nascosto un intero universo, e questa è una cosa pazzesca.

Hai fatto già delle collaborazioni con artisti o altro?

Con altri artisti no, ma mi piacerebbe molto. Poi ho collaborato con le mie illustrazioni spesso in altri ambiti, come la musica o il teatro, anche se attualmente sono concentrato sull’uscita della mia prima raccolta di illustrazioni, che sarà pubblicata a fine anno da Rizzoli, quindi sto mettendo un po’ tutto il resto da parte.

C’è un disegno a cui sei particolarmente affezionato, anche uno schizzo? Ce lo descrivi?

È quasi impossibile sceglierne uno, è come dire a quale figlio si vuole più bene, anche quella che mi ricorda i momenti più brutti ha in sé un’importanza insostituibile. Però c’è una illustrazione a cui sono particolarmente legato, che fu una delle prime e diede un po’ il via a tutto quello che è successo, ritrae lui con un telescopio che guarda il cielo e lei seduta sulla punta che fa calare delle stelle di plastica davanti la lente. Marzullo la descriverebbe con “la vita è un’illusione o l’illusioni aiutano a vivere?”

A cura di Elisa Zampini

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