Freddo, piogge torrenziali e quel senso di stordimento che segue sempre al cambio d’ora: un quadretto niente male che ci vorrebbe in casa a languire sotto le coperte. E invece è proprio il contrario, almeno per chi è ancora percorso dalla scarica elettrica della diciottesima edizione del Club to Club. Inaugurato giovedì 1 novembre alle Officine Grandi Riparazioni, il festival torinese che in passato ha ospitato artisti come Kaftwerk e Autechre si conferma come il più importante evento italiano di musica elettronica e avant-garde, forte della partecipazione di oltre 60.000 spettatori da tutta Europa. Noi di VOX abbiamo seguito da vicino il cuore della rassegna, i due giorni di eventi ospitati a Lingotto Fiere e culminati nel live media di Aphex Twin, durante i quali le sorprese non sono mancate.

2 Novembre

Partiamo con Elena Colombi, a cui spetta l’apertura del crack stage con un set che la qualifica subito come rivelazione del festival. Facendo acrobazie da un genere all’altro – dalla techno alla new wave,  dalla proto-house all’etnica – la giovane dj propone oltre un’ora e mezzo di musica azzeccatissima e mai banale, dando prova di un’ottima tecnica unita alla capacità di amalgamare le ispirazioni più varie in un mix coerente. Degna di nota l’attenzione rivolta alla direzionalità dei suoni nello spazio, che Colombi sa sfruttare con notevole consapevolezza.

Meno interessante la performance degli Iceage sul main stage, che peccano di un sound massimalistico e un po’ confusionario, mentre i Beach House tengono alto il nome dello shoegaze con un repertorio efficace e una buona coesione d’insieme.

Le ore passano rapide e il crack stage si fa più inclemente: all’hip-hop di Obongjayar si scivola nella psichedelia multimediale di David August, con atmosfere fumose, influssi ambient e fiammelle di luci elettriche al buio. Intanto la gente si assembra in attesa di Jamie xx, già producer e polistrumentista della quasi omonima band britannica, che consegna al pubblico un dj set potente, molto ballabile con un’apertura degna di un frontale in autostrada. Non male la scelta delle tracce, anche se l’onda d’urto della performance sembra propagarsi a scapito della varietà e della ricchezza musicale di cui avrebbe potuto dare prova.

Tra i molti altri artisti della serata, si distinguono certamente Skee Mask e di Avalon Emerson. Il primo perché propone una techno d’ispirazione old school, molto tedesca e quadrata, a cui si aggiungono accortezze avant-garde in grado di rendere il progetto tanto attuale quanto futuribile. La seconda perché è semplicemente spietata: in 90 minuti di set la giovane americana non concede un secondo di fiato, incalzando e destabilizzando il pubblico con soluzioni inattese come poliritmie e falsi cambi di traccia.

3 Novembre

La sera più attesa del festival si apre all’insegna della musica di ricerca: un Yves Tumor molto in forma per il main stage, mentre sul crack l’italiano Bienoise si mantiene in equilibrio tra bassi da dancefloor e sperimentalismo. Piuttosto coinvolgente la performance di Leon Vynehall, la cui elettronica viene affiancata da vari strumenti acustici, mentre Blood Orange si difende egregiamente con un r&b che ha molto del soul, a tratti funky, armonie preziose e vocalità sensuali. Il dj set di Nigga Fox non stupisce particolarmente, ma ha il merito di far volare in un lampo l’ultima ora prima dell’entrata in scena del leggendario Aphex Twin.

https://clubtoclub.it/weirdcore/2018/11/08/ilona-staller/

Ecco che finalmente scatta l’ora x, l’1:30 di domenica mattina, ed è chiaro fin da subito che si sta per assistere a una evento d’eccezione. Un diffondersi di laser blu marino combinati a stralci di conversazione da stazione spaziale proietta il pubblico in uno dei live media migliori degli ultimi anni. Invisibile, il gallese articola una sequenza di ritmi complessi e contrastanti senza sbagliare un colpo, mentre i visuals riproducono i volti dei presenti scomponendoli in fantasie astratte, sostituendoli con le immagini di celebri icone del Bel Paese (da Pasolini a Cicciolina, da Mazzola a D’Alema), e finendo puntualmente a replicare il ghigno mortifero dello stesso James. Da qui il gioco si inabissa: l’artista trascina il padiglione con ogni mezzo possibile, senza trascurare gli aspetti più materici del suono, ora avvolgendo in vibrazioni rassicuranti, ora scagliando sciabolate di effetti distorti. Una performance di cui la musica è solo uno tra i tanti ingredienti e scava a fondo nel terreno delle più disparate esperienze artistiche contemporanee.

Ancora sulla scia dell’hype, la serata si conclude con le techno di Courtesy e Vessel – molto diverse tra loro, ma valide entrambe –, mentre il main stage viene occupato a sorpresa da Kode9, che non sfigura affatto dopo l’epifania aliena di Aphex Twin. A mezzanotte dello stesso giorno Nigga Fox chiude ufficialmente il festival presso la reggia di Venaria; dopodiché si torna alla pioggia e al freddo dell’autunno inoltrato, ma con una certezza che scalda. Passata la soglia della maggiorità, il Club to Club sa tenere fede al proprio intento: percorrere gli intricati sentieri della musica del presente in cerca del suono del futuro.

 

A cura di Gabriele Cavallo

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