IMPRESSIONI. MONET @ SCUDERIE DI PAVIA

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“Tranquillo, è solo un’impressione!”, ci hanno rassicurato così qualche volta.
Per qualcuno però l’impressione è stata tutto.

a cura di Elena Motta

Siamo a Parigi, è la fine dell’Ottocento, convenzionalmente il 1874 e nello studio del fotografo Felix Nadir sono esposte le opere degli artisti rifiutati al Salon ufficiale: sta nascendo l’impressionismo. È un’opera di Claude Monet a dar nome al movimento: Impressione, il sole che sorge. Monet prende cavalletto e tela, esce dallo studio per dipingere en plain air, a contatto col mondo e la natura.10_Waterloo-Bridge

Osserva i colori, le diverse sfumature che essi nel corso della giornata assumono grazie alla luce e alle ombre, fissando sulla tela lo scorrere del tempo nel corso della giornata e delle stagioni. Quel che importa è l’impressione, la sensazione immediata che quel che gli occhi vedono suscita.

Si tratta di un modo di far arte che parte da fuori, dal mondo, da ciò che circonda il pittore all’aria aperta; passa poi per l’interiorità dell’artista, per l’effetto che il mondo produce sulla mente e sull’animo, finendo col manifestarsi tramite pennello e colori sulla tela. Tutto in modo rapido, quasi istantaneo, sopprimendo l’esercizio preparatorio e quasi completamente il disegno stesso: semplicemente accostando colori gli uni accanto agli altri, spesso tra lo complementari, cristallizzando un istante.

Impressioni è quel che la mostra Monet, au coeur de la vie, alle Scuderie del Castello Visconteo di Pavia, vuol suscitare. Sei sale, sei diversi personaggi protagonisti della vita del pittore a raccontarle. Non solo una mostra da guardare, ma una mostra da annusare – sì davvero! – grazie ad un profumo scelto per ogni sala.

È così che attraverso suoni e profumi, davanti al Ponte di Waterloo,claude-monet si ha l’impressione di passeggiare per una Londra umida e annebbiata, alle luci di un giorno grigio; oppure ci si trova in un tiepido giorno di sole, davanti alla Cattedrale di Rouen, con la testa all’insù a guardare i raggi di sole illuminar le guglie; o invece – ancora – in un giardino pieno di fiori, di quelli tanto amati da Monet, seduti su una panchina a goderci la primavera.

Eliminando la prospettiva e l’accademismo, privilegiando gli effetti al tema, è la visione dell’artista quel che conta e non l’oggetto di questa visione.

In questo modo ogni parte di realtà, ogni aspetto della natura e del paesaggio urbano diventa specchio dell’impressione e le opere di Monet esposte a Pavia diventano una sorta di allenamento, di spinta a guardare il cielo, il mare, le guglie del Duomo, un ponte sul Naviglio, un campo mosso dal vento e catturarne l’impressione, o almeno provarci, perché, come diceva Monet: “Io seguo la natura, senza poterla afferrare”.

In mostra a Pavia, Monet, au coeur de la vie, fino al 15 dicembre.Giardino

 

Per saperne di più:
Scuderie Pavia
Alefcultural

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