Immanuel Casto @ Alcatraz Milano

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Aveva detto che si sarebbe concesso senza riserve e così è stato: il concerto di Immanuel Casto, ieri sera all’Alcatraz, è stato memorabile!

Alle 21.30 si accendono le luci, dal palco risuona Discodildo ed è subito festa. Sin dalle prime note il pubblico si lascia prendere dal ritmo coinvolgente, l’atmosfera si riscalda: con un sorriso smagliante e la brillantina tra i capelli Immanuel comincia il suo show.
Non un semplice concerto, ma un tripudio di musica, coreografie e divertenti monologhi. Gli ospiti non tardano ad arrivare: già dal quarto pezzo il Castodivo viene affiancato dai Soviet Soviet e subito dopo dalla fedele compagna Romina Falconi. Con la band marchigiana offre l’affascinante rivisitazione del brano Sabrina degli impronunciabili Einstürzende Neubauten, dal titolo Rosso, oro e nero, contenuta in The Pink Album. Con la Falconi esegue i tre pezzi storici frutto delle loro collaborazioni: la decadente Sognando Cracovia, la nuovissima Horror Vacui e infine l’evergreen Crash.
Un susseguirsi di nuove hit e vecchi successi, alcuni dei quali riproposti in chiave diversa rispetto alla versione conosciuta. È il caso di Io la do e della celeberrima Anal Beat, che sono state sottoposte ad una rivisitazione synth-pop che un po’ ha fatto storcere il naso ai più affezionati.

Ma Immanuel sa anche mettere da parte i versi dissacranti e le riflessioni più goliardiche a cui ci ha abituati: con coraggio si scopre, mostrando una delicatezza d’animo di cui molte persone non pensano sia dotato, ma che gli ascoltatori più attenti avevano già potuto scorgere in alcuni dei suoi pezzi meno noti. Prossimo alla fine dello spettacolo,infatti, il re del porn groove non teme di mostrarsi anche come il “fragile giglio” che ha scritto Da grande sarai frocio, brano nel quale gran parte del pubblico lì presente ha potuto riconoscersi e che ci ha tanto emozionate.
Vengono poi sparati gli ultimi colpi: dopo i classici Che bella la cappella e Zero carboidrati, il concerto volge al termine. Con l’indimenticabile Tropicanal, calda come l’estate che ci ricorda, tutti abbiamo ballato e cantato a squarciagola ed è sulle note dell’inno Deepthroat Revolution, tra le braccia al cielo del pubblico in delirio, che la serata si è conclusa.

Il Castodivo è un vero showman: quella di ieri non è stata solo l’attesa serata all’insegna dello svago che in molti si aspettavano, ma ha rappresentato anche l’occasione per far mostra delle sue notevoli doti interpretative. Non possiamo omettere, infatti, l’incontro con la letteratura post pulp: dà prova del suo talento di attore e ci allieta con il racconto della storia di Topazia, la maga dattilografa che leggeva il futuro degli altri dal fondo dei vespasiani.

Al di là del glitter che ci incanta e dell’allegria che subito riesce a suscitare ogni testo, è doveroso porre l’accento sull’aspetto musicale vero e proprio. Durante l’ascolto delle canzoni o la visione dei video le composizioni e gli arrangiamenti vengono spesso trascurati, troppo forte è l’impatto esercitato dalla scrittura o dall’immagine del cantante, ma la bravura degli strumentisti che hanno accompagnato il protagonista ieri hanno permesso una resa musicale di altissimo livello che non può rimanere inosservata e che è stata apprezzata da tutti, dai grandi fan e da chi ha partecipato per semplice curiosità.

A cura di Giuseppina D’Alessandro e Federica Cuomo

Foto di Francesco Castaldo

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