IL VISITATORE

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a cura di Mariangela Rulliil visitatore 1il visitatore 2

Nella Vienna del 1938, sul brusio di cori nazisti cadenzati, in un appartamento intimo e ricoperto di fogli sparsi, si muove a rilento un anziano signore. Ordinato e distinto nel suo abito scuro, discute con la figlia Anna sull’opportunità di lasciare quella città in cui gli ebrei sanno già di avere il proprio destino segnato.

Quel signore è Sigmund Freud, il padre della psicanalisi.

Il dialogo filiale, che traccia il quadro di un medico anziano, a tratti confuso ed incerto sul destino che li attende, viene bruscamente interrotto dall’incursione prepotente di un soldato della Gestapo che, stizzito e risentito dal carattere piccato e sovversivo della ragazza, decide di portarla via, lasciando Freud in balia di ansie, mille dubbi e solitudine.

Il mordente dell’apprensione paterna, però, cede immediatamente il passo ad uno strano, nuovo incontro. Un Visitatore dall’identità incerta, comparso dal nulla nella casa e nella vita del dottore austriaco, porrà quest’ultimo in una condizione di subalternità rispetto alla pura e semplice ragione che da sempre lo ha accompagnato nella lettura dei fenomeni psichici umani.

Il nuovo inquilino, venuto dal nulla, nel cuore della notte, sostiene a gran voce di essere niente poco di meno che Dio, incarnatosi nel corpo di un uomo ricercato dalle forze dell’ordine e psicologicamente problematico.

Parte qui la magia di una rappresentazione teatrale che porta sul palco le più grandi domande esistenziali che da sempre legano, come un filo rosso infinito ed indistruttibile, l’uomo a Dio.

Un dialogo inaspettato e sorprendentemente affatto forzato tra lo psicanalista più famoso del ‘900, che non crede affatto in Dio ed un uomo affascinante e misterioso che non scioglierà mai il dubbio sulla sua identità di mortale o di “Dio in carne ed ossa”.

Una speculazione tra l’umano ed il filosofico sulla natura del male, sulla natura dell’uomo e sulla apparente inconciliabilità tra la fede e la cieca fedeltà alle scienze naturali. Il “dramma della libertà” dell’essere umano, arrivato alla deriva a causa della sua tracotanza e dell’anelito che da sempre lo spinge a volersi sostituire a Dio.

Cento minuti di poetica bellezza che tocca le corde della sensibilità storica ed intima di ogni spettatore, che viene portato a riflettere e a dare una lettura personale della drammaticità e dell’importanza degli interrogativi che si susseguono e si alternano tra un personaggio e l’altro.

Un magnifico Alessandro Haber (nei panni del razionalissimo Freud), affiancato dall’amato Alessio Boni (nei panni di Dio), per la regia di Éric-Emmanuel Schmitt.

Uno spettacolo “pieno”, intenso, lucido, ritmato e mai scontato, al Teatro franco Parenti fino al 17 Novembre.

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