IL SERIAL KILLER NEI FILM HORROR: GLI ANNI 2000

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A cura di Francesca Parodi

Lei è in cucina, ai fornelli. Il telefono squilla. Dall’altra parte della cornetta, una voce maschile le pone degli indovinelli su famosi film horror. Se la risposta sarà sbagliata, lei ed il fidanzato saranno uccisi.
Dimenticate questa scena cult di Scream. Dal 1996 i film horror sono cambiati, virando sempre più verso il paranormale ed il fantastico.
La figura del serial killer si sta trasformando. Nei vecchi film il pluriomicida era al centro della trama ed aveva una fisionomia umana, seppur in possesso di poteri superiori, come l’immortalità o la super forza. Basti pensare a Venerdì 13 o Halloween.
Oggi il pazzoide che imbraccia l’accetta e fa fuori tutti i personaggi del film sembra non andare più di moda: è stato rimpiazzato da vampiri, licantropi, presenze spettrali e demoniache. Se il lato perverso dell’animo umano è già stato abbondantemente presentato nei film del passato, ora si cerca la novità in situazioni e personaggi completamente fuori da ogni parametro umano. Famosissimo è il caso di Paranormal Activity, in cui “l’omicida” non è una persona chiaramente identificabile, bensì una presenza indistinta, ma di cui si avverte sempre la minaccia. Paranormal Activity DVD
O forse ancora più noto è The Ring (2002) di Gore Verbinski. Lì il serial killer è Samara, una
bambina morta annegata in un pozzo, che condanna a morte entro sette giorni tutti coloro che  guardano una videocassetta maledetta.
Una via di mezzo tra il reale ed il paranormale si raggiunge con Mr Brooks (2007). Qui l’assassino è Earl Brooks, un uomo d’affari di successo ed un buon padre di famiglia, che però nasconde un terribile lato oscuro: è un omicida schizofrenico che prova piacere nell’uccidere. La sua psiche si scinde in due metà e la parte pazzoide prende forma in Marshall, sadico alter ego, che spinge Earl a cadere in un vortice di macabri e sanguinosi eventi.
Detto questo però, la figura storica del serial killer rimane sugli schermi, soprattutto in film horror che, causa la mancanza di nuove idee ed originalità, sono remake di vecchi cult dell’orrore. Vedere per credere: Halloween ha ispirato i due film di Rob Zombie (nome più che azzeccato!), Halloween the Beginning (2007) e Halloween II (2009). Nel primo viene ripercorsa velocemente la storia del pluriomicida Michael Myers fin dall’infanzia, riproponendo poi la trama dell’originale (seppur leggermente modificata) in cui Michael dà libero sfogo alla sua pazzia omicida, senza seguire un modus operandi preciso. Non manca certo di fantasia: sgozza un’infermiera con una forchetta ed uccide un (ennesimo) personaggio con un televisore. Ma sarà solo alla fine di Halloween II che Michael si toglierà la maschera ed urlerà “Muori!” all’uomo che sta per accoltellare. Nei film precedenti infatti il serial killer non aveva mai parlato, almeno da adulto, né tanto meno aveva mai
mostrato il suo volto. the-ring-the-ring-33255184-1024-768
Oltre ai remake, i registi si lanciano sui sequel, tra i quali primeggia Hannibal (2001). Diretto da Ridley Scott, è il proseguimento di Il silenzio degli innocenti e fa diventare il serial killer il vero protagonista del film: Hannibal, fuggito dal carcere di massima sicurezza a Baltimora, si sposta a Firenze per poi tornare in America, mentre la detective Clarice Starling, per volere di una vecchia vittima di Hannibal, dà la caccia al pericoloso serial killer.
Il prequel Hannibal Lecter – Le origini del male (2007), regia di Peter Webber, che indaga le origini della pazzia di Hannibal, si è rivelato un vero flop. Una sorte migliore è toccata invece a Red Dragon, prequel di Il silenzio degli innocenti.
Originale invece è la serie Saw, saga composta da sette pellicole, creata da James Wan e Leigh Whannell a partire dal 2004. Tutti i film ruotano intorno al protagonista Jigsaw, serial killer con un cancro al cervello, che sottopone le sue vittime a trappole mortali, da cui gli sventurati potranno uscirne fuori solo gravemente mutilati o feriti. Lo scopo però è nobile (almeno agli occhi del serial killer): purificare le loro anime peccatrici e forgiarle nel fuoco della sofferenza, cosicché possano migliorarsi o morire, nel caso non fossero degne. In conclusione, possiamo dire che oggi il genere del film horror non sta riscuotendo particolare successo ed i registi (un po’ come causa, un po’ per conseguenza) lavorano soprattutto su remake e sequel di pellicole cult. Insomma, nei film del 2000 i serial killer sono gli stessi degli anni passati o comunque dalle caratteristiche molto simili. Altrimenti vengono rimpiazzati da vampiri, spettri e demoni. Tuttavia, il fascino di questo genere rimane. I film horror attraggono perché mettono in scena il male come un dato crudo ed oggettivo e gli spettatori possono ammirarlo in tutta la sua perversione a distanza di sicurezza, senza rimanerne direttamente coinvolti. Ammettiamolo, siamo tutti un po’ morbosamente attratti dal male, altrimenti i film horror non esisterebbero. Oppure si tratta solo di una scusa per spingere la bella ragazza seduta di fianco a noi a rannicchiarsi contro la nostra spalla!Se questo articolo ha stuzzicato la vostra curiosità, vi invitiamo a guardare (e darci il vostro parere poi), la puntata di Halloween del programma mensile “CineCatt Special” che uscirà a breve in questi giornisul sito di Vox, nella sezione cinema. Troverete molto materiale interessante in cui verrà analizzata la figura del serial killer nei film horror prima degli anni 2000. Vi aspettiamo!

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