IL REGISTA FERZAN OZPETEK AL GFF

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La rassegna del cinematografica per ragazzi continua nella proiezione delle pellicole in concorso che verranno premiate nell’ultima giornata di domenica 27 luglio. Intanto, oggi, la settima giornata del Giffoni Film Festival è stata all’insegna del cinema italiano con la partecipazione eccezionale dell’amatissimo regista Ferzan Ozpetek. Il regista, dopo il debutto nelle sale della sua ultima pellicola “Allacciate le cinture”, ha già iniziato a lavorare al suo prossimo progetto per il grande schermo tratto dal suo primo romanzo “Rosso Istanbul”.

“Rosso Istanbul” è il suo libro d’esordio. Ora sta lavorando al suo adattamento cinematografico, com’è nata l’idea? Ci sarà un secondo scritto?
Per me è stato quasi un gioco, molto richiesto dalla Rizzoli. Volevo fare un film della storia di mia madre e suo rapporto con lei ed è nato questo primo libro. Ora sto scrivendo il secondo, ma ci vorrà tempo.

Manca un mese alla settantunesima Mostra del Cinema di Venezia presentata proprio oggi a Roma. Qual è il suo rapporto con il “Leone d’oro”?
Venezia mi mette molta paura. La reazione del pubblico è sì molto passionale, ma è anche vero che molto spesso i film italiani vengono presi di mira solo per una questione di principio. Devi saper gestire bene tutto, devi essere sempre low-profile perché iniziano tutti subito ad odiarti. “Il Bagno Turco”, il mio primo film, andò a Cannes proprio perché a Venezia non lo vollero.

L’Italia pur essendo mondialmente riconosciuta come la culla dell’arte, in questo momento storico sta vivendo una grande crisi. Come vive questa situazione come cultore e promotore dell’arte?
L’Italia potrebbe tranquillamente vivere della sua cultura, ma la prima cosa che tagliano sono i finanziamenti dedicati. La bellezza delle città italiane è unica al mondo e la si rovina con pub e locali. Pensate se a Taranto avessero puntato sul turismo e non sull’industria. Siamo autolesionisti, forse perché ci sentiamo in colpa per tanta bellezza.

La sua ultima produzione “Allacciate le cinture” ha suscitato molte polemiche per via della scelta di affidare il ruolo del protagonista maschile a Francesco Arca, ex tronista del programma televisivo “Uomini e Donne”. Dopo l’uscita della pellicola qualcuno si è ricreduto?
Ci sono stati molti pregiudizi verso Francesco Arca. Anche alcuni amici mi hanno confessato di non essere andati a vedere il film per via della sua presenza. Con Ambra Angioini e Luca Argentero ai tempi di Saturno Contro la situazione si assorbì abbastanza velocemente, purtroppo con Arca continua ancora.

Qui, al Giffoni Film Festival, ci sono tra i giovanissimi giurati anche aspiranti registi. Lei come ricorda il suo esordio sul grande schermo? E che differenza c’è con il suo esordio nelle librerie?
Il mio esordio cinematografico è stato incredibile: cinque giorni di riprese, 300.000 dollari e mia madre che faceva i cestini per tutti. Quando ho finito, il film è rimasto in cantina, lo trovavano forse insolito. Ma quando son venuti da Cannes a vederlo e l’hanno portato in concorso, la mia vita è cambiata. Il primo film è importante anche perché se ti fai conoscere all’estero poi continuano a comprarti. Il romanzo invece è stato scritto con grandissima gioia perché non ho mai creduto che potesse funzionare. Io scrivo sceneggiature. Col secondo libro invece è più difficile, ho scritto venti pagine, ma fanno schifo. Anche se non sei uno scrittore senti una certa responsabilità perché intorno a te si muove un business.

Si può dire che sia stato un napoletano ad avvicinarla alla macchina da presa. Lei ha infatti lavorato con Massimo Troisi. Che ricordo ne ha?
Si, ho iniziato grazie a Troisi. Per un po’ sono stato il suo assistente. Gli feci un’intervista e chiesi se potevo fargli da assistente. All’inizio portavo i caffè, poi mi dette il compito di fare da coach a un attore anziano. Umanamente era una persona molto carina. Credo che il suo finale con Massimiliano sia incredibile.

Nei suoi film si può trovare un file rouge che ricollega tutti al tema dell’omosessualità. Cosa la spinge a toccare questo genere di tematiche?
Ne “Il bagno turco”, forse, il primo bacio gay, ma il film di rottura è stato sicuramente “Le Fate Ignoranti”. La distribuzione voleva aspettare a farlo uscire perché pensavano fosse rivolto solo a un pubblico gay. Io però vorrei che non si parlasse più di differenza, di persone diverse. Sto ancora aspettando da Renzi una parola sui diritti delle persone, non dei gay, ma delle unioni civili. Non dobbiamo ragionare dalla cintura in giù.

A cosa sta lavorando in questo momento?
Sto scrivendo “Istanbul Red”, il mio nuovo film. Per il prossimo anno progetto un’opera lirica molto importante ma non posso dire niente, 20 repliche da novembre al teatro San Carlo di Napoli de “La Traviata” e progetti di opere anche in Cina nel 2018. La cosa più importante però è decisamente il film tratto dal libro, ma sarà molto diverso. Non voglio ripetermi e forse rimarrà giusto qualcosa fedele al romanzo, come il personaggio.

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