IL NOSTRO CARO ANGELO: SETTANT’ANNI DI UN MITO

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a cura di Lucrezia Savino

La musica, quella che vale, non ha età. Gli assoli di chitarra di Jimi Hendrix, la voce potente e sensuale di Etta James, i virtuosismi al sassofono di John Coltrane, sono stati ascoltati da generazioni su generazioni senza soluzione di continuità. Tante sono le meteore che hanno solcato e che tutt’ora solcano il “cielo musicale”: le vedi produrre un pezzo, dominare le classifiche per poche settimane, fare qualche concerto e poi sparire, nel nulla. Le stelle, invece, quelle sono fisse lì e brilleranno incessantemente per archi di tempo ineffabili. Il 5 marzo 2013, proprio una di quelle stelle più grosse e luminose avrebbe dovuto compiere la bellezza di 70 anni. Lui che osò fondere la tradizionale melodia italiana alle sonorità rock e pop internazionali, lui che stravolse con innovazioni tecniche e stilistiche la musica leggera, che ispirò e che ispira tutt’oggi moltissimi artisti e i cui capolavori sono rimasti nella memoria collettiva, quest’anno avrebbe festeggiato il suo settantesimo compleanno. Lui, Lucio Battisti, sì.

Era una persona timida e riservata, a volte schiva; era un poeta, appassionato di calcio ed interessato molto alla pittura. Imparò a suonare la chitarra da autodidatta ed iniziò a muovere i primi passi nel mondo della musica intorno al 1962,battisti quando a Napoli iniziò a suonare con I Mattatori. La mancanza di soldi lo indusse a ritornare a casa, ma poco dopo fece parte de I Satiri e de I Campioni. Nel 1964 riuscì ad avere un primo appuntamento con Franco Crepax; durante il provino venne notato da Christine Leroux, un’editrice musicale che lavorava per la casa discografica Ricordi e fu proprio lei a procurargli un primo incontro con Giulio Rapetti, in arte Mogol. Riguardo a questo primo incontro con Battisti, Mogol ha raccontato di non essere rimasto particolarmente impressionato dalle canzoni che Lucio gli aveva proposto, ma di aver comunque deciso di collaborare con lui per la sua umiltà nell’ammettere i propri limiti e la voglia di fare e di migliorarsi. In tutta la sua carriera Battisti ha venduto più di 25 milioni di dischi e, grazie anche ai testi scritti da Mogol, ha rilanciato temiallora ritenuti sterili, quali il coinvolgimento sentimentale e i piccoli avvenimenti della vita quotidiana; ha saputo in seguito esplorare anche argomenti del tutto nuovi, spingendosi fino al limite della sperimentazione pura nel successivo periodo di collaborazione con Pasquale Panella.

Resta un ricordo indelebile per le generazioni passate e quelle attuali: i brani, apparentemente semplici, hanno dentro una grande forza emotiva a cui la voce e l’interpretazione di Battisti hanno dato il dono dell’immortalità. Indimenticabile ed indimenticato artista romano, Lucio ha riposto tutto l’amore di cui disponeva nelle sue canzoni ed oggi è da annoverare sicuramente fra i cantautori più rappresentativi della musica italiana.

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