In questa uscita del Manifesto vi proponiamo uno dei gangaster movie più celebri e commoventi della storia del cinema: Carlito’s way, diretto dal maestro del genere Brian De Palma, e con protagonisti Al Pacino, nei panni di Carlito Brigante, e Sean Penn nel ruolo dell’avvocato David Kleinfeld. Il film è del 1993 e si pùò interpretare come l’altra faccia della medaglia rispetto al precedente film del regista Scarface: se nel primo il protagonista vuole tutto dalla vita e non riesce a frenare la sua sete di potere, nel secondo si arriva al momento in cui bisogna dire basta e mollare tutto.

Carlito brigante è una leggenda, uno di quelli che ha fatto la storia della criminalità organizzata di New York e che non guarda in faccia nessuno, ma dopo aver trascorso 5 anni in prigione e rendendosi conto che il suo vecchio quartiere non è più quello di una volta decide che deve mollare definitivamente questa vita e scappare alle Bahamas, aprire un autolavaggio e fare grossi sorrisi tutti i giorni. Chi lo ha fatto uscire di prigione, nonostante avrebbe dovuto scontare trent’anni, è il suo avvocato Kleinfeld, uno degli avvocati pìù influenti nel mondo criminale ma che ha un rapporto di stretta amicizia con Carlito. Per realizzare il suo sogno, decide di entrare in società con suo vecchio amico in un disco club: appena messi via i soldi sufficienti però avrebbe mollato tutto. Purtroppo però per Carlito non sarà così semplice chiudere definitivamente i conti col suo passato, poiché la vita del criminale non ti abbandona mai del tutto. É incredibile come nel susseguirsi degli eventi, nonostante lui cerchi in tutti i modi di non invischiarsi più in niente, ogni personaggio cerchi sempre di riportarlo a fondo: dal suo avvocato, che è sempre più inserito in affari pericolosi, ai suoi vecchi amici che cercano di tradirlo con la polizia, fino ai cosidetti “nuovi arrivati” che si sentono minacciati dal ritorno della leggenda.

E in ogni vicenda, egli si trova sempre di fronte alla scelta se mantenere le sue vecchie abitudini da fuorilegge o accettare il suo nuovo stile di vita. Per realizzare completamente il suo sogno decide di andare a ricercare la sua vecchia ragazza Gail (Penelope Ann Miller), di cui è sempre rimasto innamorato. Con l’entrata in scena della donna si può notare meglio anche lo stile delle inquadrature e delle ambientazioni del regista: la scena dove Carlito e Gail finalmente consumano di nuovo l’amore è un climax passionale sempre più ascendente dove, accompagnati dalla canzone You are so beatiful di Joe Cocker, vengono ripresi con la macchina da cinepresa in movimento a 360°, per rendere meglio il vortice di passione in cui sono inseriti gli innamorati. Le riprese in movimento, e non a camera fissa, sono ciò che più contraddistingue il regista nel film poichè amplificano al meglio le ambientazioni in cui si trovano i personaggi e rendono più avvincenti gli eventi che si susseguono.

É uno stile che spesso può sembrare un po’ troppo autocelebrativo, visto anche la presenza di ambientazioni molte variegate ed estroverse. Tuttavia, questo modo di fare è proprio volto a rendere al meglio l’ambiente in cui è inserito un determinato personaggio e a come i suoi comportamenti siano influenzati da ciò che lo circonda. Caratteristica classica dei film di De Palma sono le inquadrature dei personaggi che partono da lontano, mettendo in mostra tutto l’ambiente circostante, per poi pian piano focalizzare l’attenzione sul protagonista. Inoltre, personalmente apprezzo molto il gioco di specchi che fa spesso nei colloqui tra i vari personaggi, volto a non tralasciare nessun dettaglio visivo di quello che sta succedendo.

Carlito è fortemente consapevole di dover scappare da quella vita il prima possibile, anche perché la situazione intorno a lui è letteralmente fuori controllo. Infatti, viene convinto dal suo avvocato a organizzare l’evasione di un noto mafioso italiano, a cui Kleinfeld deve 1 milione di dollari. Ma nel momento dell’evasione Kleinfeld impazzisce e lo ammazza, mettendo non solo nei casini sé stesso ma anche Carlito che era con lui in quel momento. Così, dopo questa genialata, compra due biglietti del treno per Miami, si mette d’accordo con la sua ragazza per vedersi direttamente in stazione e si reca al suo locale per prendere i soldi prima che la mafia italiana lo venga a cercare. Naturalmente è lì ad aspettarlo, ma Carlito Brigante è una leggenda e, dopo un inseguimento mozzafiato per la metropolitana e la stazione ferroviaria, riesce a raggiungere appena in tempo Gail prima che le porte del treno si chiudessero ma….. lì ad aspettarlo c’era anche Benny Blanco. Benny Blanco è appunto uno degli spavaldi “nuovi arrivati”, con cui Carlito una sera nel suo locale aveva avuto uno screzio. Quella sera lì però, Carlito si era trovato di fronte alla scelta se ucciderlo o meno e, scegliendo alla fine la seconda, si è firmato la condanna a morte. Perché appena si trova davanti al treno, Benny Blanco gli spara 3 volte e lo ammazza.

La storia di Carlito Brigante finisce così nella maniera più tragica possibile: dopo tanti sogni e tante speranze, la vita gli viene soffiata all’ultimo proprio quando stava davvero per farcela. E a rendere ancora più tragica la vicenda è proprio lui stesso, (interpretato da un Al Pacino veramente commovente) un gangster un tempo spietato ma diventato un uomo di sani ideali, con un amore incondizionato per Gail e con il solo desiderio di scappare da tutta la crudeltà del suo passato. Ma la dura verità è che la vita del criminale quasi sempre non ti concede una seconda chance.

a cura di Edoardo Marcuzzi

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