IL CROWDFUNDING AI TEMPI DEI PAGLIACCIO

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A cura di Valentina Aiuto

E’ passato un po’ di tempo da quando avevo deciso di scrivere un articolo sul crowdfunding come mezzo di raccolta fondi per la realizzazione di album, tour e non solo. Pensando a come poter presentare al meglio il fantastico metodo messo a disposizione da diversi portali per il finanziamento della vostra musica, ho chiesto direttamente a chi ha deciso di lanciare la sua campagna su Musicraiser, portale pensato da musicisti per musicisti, disponibile in più di 200 nazioni e che si occupa di investire sulla promozione e la distribuzione digitale gratuita di musica emergente e non.
Chi mi ha parlato della sua esperienza, ancora in corso, è la voce di un gruppo biellese che, dopo aver girato l’Italia per quasi due anni, con l’intento di promuovere il primo lavoro, ha deciso di fermarsi e registrare un nuovo album. Sto parlando di Pagliaccio e de ‘La Maratona’.

Non è difficile capire che i costi per la registrazione di un lp non siano pochi, ma da dove deriva veramente la vostra decisione di ricorrere al crowdfunding?

L’ultilizzo di una piattaforma di crowdfunding come Musicraiser è una realtà ormai quasi necessaria per delle band che hanno voglia di fare dei lavori professionali che comportino alti costi, soprattutto se il disco non te lo fai in casa ma decidi di affidarti ad uno studio e ad un produttore artistico. Penso che riguardi anche un po’ la situazione della discografia italiana, la quale non funziona più come un po’ di anni fa, in cui c’era l’etichetta che decideva di prenderti, ti dava tutti i supporti per farti registrare il tuo disco e tu facevi solo l’artista. Ormai il ‘do it yourself’ è necessario e l’etichetta – anche quando c’è – interviene alla fine, senza pagarti tutte le tappe del processo”.

Andando oltre la questione economica, come può essere utile chiedere una donazione su internet?

Da una parte c’è la questione meramente economica dall’altra, almeno per noi, è stata una scelta fatta anche per testare la nostra fan base. Mettere un like e fare una donazione sono due cose molto diverse, per cui era anche un modo di vedere se questa fan base era abbastanza ampia – ovviamente in relazione alla nostra realtà -, quindi è anche un po’ un mettersi in gioco. Poi – ma credo che dipenda anche dal carattere, dalla personalità di una band – è un modo per far parlare di te. Abbiamo voluto interpretare questa campagna di fund raising facendo in modo che fosse di più ampio respiro possibile, così che desse un’opportunità – in un momento in cui siamo fermi con il tour e non sta uscendo materiale su di noi – di far parlare di te e di creare un’attesa sul lavoro che uscirà. Si è già parlato del tuo disco perché hai chiesto un supporto economico e, allo stesso tempo, hai quindi già informato un po’ di gente che il disco lo stai facendo”.

Come decidi la somma da chiedere ai potenziali raisers?

Il target lo decidi più o meno tu. Musicraiser ti indirizza, valutando il tuo progetto e le sue potenzialità. Noi abbiamo chiesto 4000 euro, che non sono pochi ma nemmeno troppi. La piattaforma ti dice anche quanti donatori dovresti avere per arrivare alla cifra richiesta, per cui la band si fa il calcolo del suo seguito e capisce se la somma richiesta può essere raggiungibile, calcolando anche la piccola percentuale che Musicraiser trattiene per offrire il servizio. Se poi non si riesce ad arrivare alla cifra, tutte le donazioni tornano nelle tasche di chi le ha fatte.”

Ho avuto modo di leggere che, oltre ai regali previsti per chi dona, avete deciso di rappresentare realmente il titolo del vostro album. Di che si tratta?

Noi abbiamo creato la campagna sulla base di questa idea, ossia che il nostro disco si chiamerà ‘La Maratona’, in quanto parlerà di fatiche, della vita quotidiana. Per fare una cosa in più, abbiamo pensato a questa specie di scommessa, che non fa parte di Musicraiser. Dato che il nostro disco si chiamerà cosi, noi la facciamo davvero questa fatica, un parallelo tra gli sforzi che fa una band emergente per cercare di vivere di musica, e arrivare a farlo professionalmente, e quelli che si fanno per arrivare alla fine di una maratona. Il tutto è abbinato anche alla fatica che fanno i raiser per sostenerci. Tagliato il traguardo della maratona, infine, suoniamo un pezzo e facciamo anche il video. In contemporanea con gli allenamenti, stiamo inoltre creando una playlist di accompagnamento alla corsa fatta di band emergenti come noi.”

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