L’essenziale è invisibile agli occhi. La frase più iconica de Il piccolo principe è anche quella che più si addice a Il colore nascosto delle cose. Tra i film più ambiziosi nel panorama cinematografico italiano, non delude le attese e, anzi, le soddisfa a pieno titolo.

Le luci calano in sala e subito il film si apre con una schermata nera (coi titoli di testa che si posizionano ovunque sullo schermo) e un vociferare continuo in sottofondo: il regista – Silvio Soldini – fa emergere subito la tematica affrontata nel suo lungometraggio: la cecità della protagonista che si mescola all’amore per un normovedente.

em>Il colore nascosto delle cose è un film romantico, forte ed evocativo, che però non si perde in certe banalità, e seppur rischia quasi sempre di perdersi ogni volta – con un semplice cambio di tono, di scena e quant’altro –  riacquista una certa originalità.

La protagonista, non vedente da quando aveva sedici anni, Emma, è interpretata da una superlativa Valeria Golino, che riesce a mostrare con il perfetto uso del linguaggio del corpo la condizione di cecità in cui versa la sfortunata ragazza. Il protagonista invece, Teo, un pubblicitario in carriera che passa da una donna ad un’altra, è interpretato da un bravissimo Adriano Giannini, che in questa pellicola sfodera una delle sue migliori prove attoriali. Il film si sostiene anche – a mio avviso – grazie alla tonalità di voce dei protagonisti, che gioca un ruolo importantissimo: sono in forte contrasto, la voce sicura di Giannini, forte e decisa; la voce rauca e insicura della Golino; insieme restituiscono un’istantanea ancora più forte durante la visione.

Nonostante questa premesse – non spaventatevi – non è un film per niente pesante e patetico (come potrebbe facilmente esserlo, vista la tematica) ma anzi, con una forte sagacia e ironia riesce a rendere leggero questo tema dell’amore tra due persone apparentemente diverse (anche per via dei numerosi standard alla quale siamo abituati, purtroppo) ma profondamente simili.

Il colore nascosto delle cose è un film delicatamente leggero, d’altronde, come dice Emma, chi ha il dono della vista spesso tende a guardare le cose con superficialità. E noi spettatori ci troviamo chiamati a riflettere quando la luce in sala si spegne, quando tutto si fa buio, e dobbiamo fare i conti con un’amara illusione, la stessa illusione che vive quotidianamente Emma.

A cura di Ennio Cretella

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