Il Cinema Ritrovato: Tempo di guerra e… di Kubrick

297

Ora come ora vi sono una quantità infinita di film bellici che fanno a gara per chi si arraffa più Oscar, per chi usa più effetti speciali, per chi rappresenta la battaglia più cruenta ed efferata. Ne potremmo citare davvero tanti: dopotutto lo scenario della guerra, in particolare della Prima e della Seconda Guerra Mondiale, è un grande business dell’industria cinematografica mondiale.

Proprio ieri è ricorso l’anniversario di morte di uno dei registi più acclamati, controversi, famosi e geniali dell’intera storia del cinema: Stanley Kubrick. Ma stavolta preferiamo evitare di ritornare su pilastri come Shining e Arancia Meccanica per soffermarci invece su uno straordinario, ma assai poco ripreso, capolavoro del cinema. Kubrick è riuscito in un’impresa fuori dall’ordinario di cui pochi si rendono effettivamente conto: infatti nel 1957, durante la prima delicata fase del dopoguerra, venne rilasciato uno dei suoi film più significativi che può essere considerato come l’emblema del riflesso post-bellico: Orizzonti di gloria. Perché questo film è unico nel suo genere? Perché, secondo Vox, dovrebbe godere di maggior attenzione internazionale ed essere considerato allo stesso livello di –per fare un esempio–  2001 – Odissea nello spazio?

Innanzitutto, la vicenda è ambientata nella Prima Guerra Mondiale sul fronte occidentale. Il generale francese Mireau, aspirando ad una promozione, decide di far sferrare un attacco contro una ben munita postazione tedesca posta su una collina difficilmente espugnabile. Il colonnello Dax (interpretato da un magistrale Kirk Douglas), capo delle operazioni, è contrario all’attacco poiché è sicuro che sarà un inutile carneficina ma è costretto a obbedire. L’operazione fallisce del tutto: nessun francese riesce a raggiungere le posizioni nemiche e addirittura alcuni o rifiutano di uscire dalle trincee o sono impossibilitati a farlo per colpa del fitto fuoco nemico. Mireau interpreta questo comportamento come codardia e ordina la fucilazione di tre uomini, presi a caso da ogni compagnia coinvolta. Il colonnello Dax, sentendosi in colpa, andando contro ogni aspettativa e superiore, decide di assumersi la difesa dei suoi tre uomini, cosciente delle poche possibilità in suo possesso per salvarli o per screditare gli accusatori.

Dove sta l’originalità di questo film? E l’eccezionalità? Beh, si potrebbe partire dal fatto che, pur essendo un film di guerra ambientato in trincea, non s’intravede mai il nemico, né la battaglia. Il fuoco nemico che spaventa l’esercito francese fa solo da contorno: tutta la vera intensità del film è data dagli attori, dal carisma dei loro volti, capaci di far riemergere, in uno scenario di morte, tutte le paure del singolo soldato e la sua incapacità di reagire di fronte alla volontà del destino.

Rifacendosi a singoli episodi realmente accaduti durante la Prima Guerra Mondiale, Kubrick trae da ognuno di essi una singolare visione che non lascia altro, allo spettatore, se non l’amaro in bocca. Il regista sceglie una delicata strategia per rappresentare le vicende, adottando un comune sentimento di quegli anni: la necessità di rappresentare l’orrore delle battaglie non solo da un punto di vista bellico ma da una pluralità di punti di vista tutti giusti ma allo stesso tempo tutti sbagliati. Perché dopotutto, in guerra, non si affronta mai un solo nemico: si fronteggiano i propri timori, i propri amici, le proprie convinzioni e le proprie capacità.

Si può capire allora cosa intendevo quando affermavo che Kubrick è riuscito nell’impossibile: paradossalmente, un film di guerra presuppone azione, brutali violenze, armi e poco raziocinio; Orizzonti di gloria, al contrario, sottolinea l’unica, vera e tormentata protagonista della guerra: l’umanità (che, in fin dei conti, ha ben poco di umano).

a cura di Luca Mannea

Commenti su Facebook
SHARE