IL BALLO

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A cura di Maria Ester Equi

Mercoledì sera, ore otto. Mi siedo sulla panchetta della sala tre del Teatro Franco Parenti, una sala piccola che già di per sé implica un rapporto di vicinanza dello spettatore con la scena; sono seduta in terza fila laterale, mi sembra quasi di fare parte della scenografia. Sonia Bergamasco è già distesa su una poltroncina, accoccolata su se stessa come in uno stato prenatale, lo spettacolo ha inizio quando lei si siede ed inizia a leggere da uno pseudo giornale “Verità è bellezza, bellezza è verità”… La percezione è quella di essere immersi in un’atmosfera onirica, evocata dall’ unico colore presente in scena, il bianco. L’ attrice ricorda una figura eterea, quasi sbiadita, figura che si presta alle varie identità che dovrà assumere.

In casa Kampf fervono i preparativi per il ballo organizzato dalla signora Rosine, moglie del parvenue Alfred, il cui unico desiderio è quello di affermare il proprio nuovo status sociale di ricca agognato da una vita. Quale migliore idea se non quella di dare un ballo? Antoinette è la figlia quattordicenne della coppia, una ragazza che riflette i tratti tipici dell’adolescenza: un corpo non ancora totalmente sviluppato e un carattere volubile. Una ragazza che vorrebbe delle attenzioni. Redarguita e maltrattata continuamente dalla madre attenta solo alle apparenze del buoncostume.

Un ballo. Antoinette non crede alle sue orecchie. Un’ occasione per essere ammirata dagli uomini, proprio come avviene nei libri che legge. Tutti si amano. Anche l’ istitutrice Miss Betty che si bacia con il suo ragazzo e lascia in disparte la bambina che li scruta e anela alla visione che ha di fronte, avida di vita. Un ballo. Come vorrebbe Antoinette potervi restare anche solo un quarto d’ ora. Ma che richieste sciocche, Rosine solomente adesso comincia a vivere e non può di certo avere tra i piedi una figlia in età da marito.

Il testo da cui è tratto lo spettacolo, pur non essendo stato ideato per la messa in scena, contiene un tema presente nel teatro fino dalla tragedia greca, un tema fondamentale delle opere shakespeariane: la vendetta. Forse per crescere è necessario vendicarsi contro qualcuno, contro qualcosa, a volte anche contro noi stessi. E così la piccola Antoinette prende coscienza di sé, supera i suoi timori e si vendica nei confronti della madre; questa azione determina la sua crescita e la sua trasformazione in una piccola donna.

Nello spettacolo tutti gli elementi scenici concorrono a creare senso. Le luci si accendono e si spengono all’ improvviso, a volte accompagnate da un rumore sordo simile ad una porta che sbatte per sottolineare la situazione di incertezza. Un ticchettio fastidioso e le note di carillon si alternano quando la parola passa da un personaggio all’ altro, grazie alla recitazione letteralmente camaleontica della Bergamasco in cui la voce diventa elemento caratterizzante più che mai dei personaggi. Le atmosfere suggeriscono a tratti inquietudine e una sorta di distorsione della realtà, come l’ombra creata dal braccio della signorina Isabelle che ricorda le ombre di puro stile espressionista che vanno a disegnare la scena. La scenografia essenziale, priva di palco, è composta da vari specchi coperti da veli di celophan, che progressivamente l’attrice stacca per usarli come vesti, per nascondercisi sotto, per ballarci insieme sulle note del valzer di Strauss. Staccandosi essi disvelano la verità e la realtà di una società ipocrita riflessa dagli specchi, oggetti simbolo delle molteplici identità assunte dalla Bergamasco. Gli specchi riflettono le immagini della madre e della figlia, l’identità di una non è altro che il doppio dell’ altra, Antoinette non è poi così diversa dalla madre per la sua dose di cattiveria nel commettere la sua piccola vendetta.

Le due si incrociano “sul cammino della vita” in uno scambio di ruoli, la figlia che si appresta a vivere, la madre che cade nell’ ombra.

Liberamente ispirato a Il ballo di Irene Nèmirovsky

Racconto di scena ideato e interpretato da Sonia Bergamasco

In scena al teatro Franco Parenti dal 3 al 22 marzo

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