IL BACIO, FRANCESCO HAYEZ. SEI ICONE DELL’ARTE PER EXPO

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A cura di Chiara Cecchi

Se vi trovate in città per visitare i Padiglioni di Expo vi consigliamo una piccola deviazione per ammirare uno dei più famosi capolavori dell’arte italiana, Il Bacio di Hayez. Il nostro percorso attraverso le sei icone dell’arte scelte per accompagnare lo svolgimento dell’Esposizione Universale si ferma per il mese di giugno nelle ampie sale della Pinacoteca di Brera.

Francesco Hayez: figlio abbandonato di un pescatore dell’estuario veneziano, nato nella città lagunare il 10 Febbraio 1791, dalla quale resterà però lontano per la maggior parte della sua vita, trascorsa prima a Roma e poi a Milano, divenuta sua patria di adozione e nella quale si spense il 21 Dicembre 1882.

Anche senza conoscere il significato storico che il dipinto nasconde, ci sentiamo subito attratti da questa tela. Il motivo principale è un’immediata adesione ad un tema così facile e allo stesso tempo così seducente. Ad un primo livello di lettura infatti vediamo la scena di un bacio appassionato, i volti dei due protagonisti si intravedono appena e questo concentra l’attenzione sull’azione dei due amanti. L’uomo ha un piede posato su uno scalino, è vestito di tutto punto e ha un coltello in vita come se fosse pronto a partire o a scappare; questo accentua la drammaticità del bacio e fa pensare ad una separazione, forse ad un addio e non a un semplice saluto. In più, sullo sfondo in basso a sinistra, si intravede una sagoma scura che crea una situazione di tensione: è probabile che i due si siano visti in segreto e rischino da un momento all’altro di essere scoperti. L’ambientazione medievale tanto in voga durante l’epoca romantica in cui il pittore vive, arricchisce di mistero tutta la scena. L’immagine è efficacissima nella sua inventiva ed è stata fonte di ispirazione in molti ambiti e sembra addirittura che la prima immagine dei famosi cioccolatini, i baci perugina, con i due amanti che si baciano sia frutto di una rielaborazione del quadro di Hayez. Il dipinto è del 1859: siamo in pieno risorgimento, all’epoca della seconda guerra di indipendenza, che vide l’alleanza tra il Regno di Sardegna di Vittorio Emanuele II e Cavour con la Francia di Napoleone III. L’artista quindi utilizza questa ambientazione medievale per far riferimento a fatti del suo tempo e possiamo perciò leggere l’immagine anche come il saluto di un patriota pronto a partire alla sua amata. Infine l’ultimo livello di lettura celebra l’alleanza tra Francia e Italia: il bacio tra i due personaggi rappresenta l’unione di due popoli (non a caso nelle vesti degli amanti riecheggiano i colori della bandiera italiana e francese).

Un’opera semplice pur nella sua complessità, piena di pathos e storia. Per l’appuntamento di luglio con la terza icona dell’arte ci soffermeremo ancora negli spazi della Pinacoteca, in contemplazione de Lo sposalizio della Vergine di Raffaello.

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