Henry Beckett non attende Godot, gli va incontro

95
Henry Beckett non attende Godot, gli va incontro

Una chiacchierata con il cantautore della scena emergente milanese che il 25 maggio calcherà uno dei palchi del MI AMI Festival

Henry Beckett non attende Godot, gli va incontro

«Hey boys!» Non è questo il significato della H e della B luminose poste alla base del palco allestito in piazza Berlinguer al Gogol & Company, dove sabato 13 maggio un giovane cantautore ha presentato in diretta su Radio Popolare alcune delle sue vibranti canzoni. Sono bensì le iniziali del suo nome d’arte: Henry Beckett. Straordinario, giovane e accattivante, sono solo alcuni degli aggettivi che possono descrivere Henry, che fa vibrare i cuori con la sua faccia pulita e dolce e con i testi delle sue canzoni.

La musica di Henry Beckett è densa di suoni e significati, e non è un caso che il suo nome ricordi Samuel Beckett, l’enigmatico drammaturgo dell’attesa e del destino. «È l’autore che più mi ha appassionato», dice Henry ricordando i tempi del liceo. Autore che ha potuto approfondire anche tramite la passione per il teatro, che ha portato avanti per due anni e mezzo, prima di decidere definitivamente di dare la precedenza alla sua musica. «Inizialmente c’era una band, i The Beckett, ma quando è diventato un progetto solista mantenere soltanto Beckett sarebbe stato un riferimento troppo diretto all’autore. Il mio è solo un tributo, un umile tributo, e così ho aggiunto Henry, il nome di mio padre, per dare un tocco personale».

L’attesa messianica dei personaggi del Beckett novecentesco che invano aspettano il misterioso Godot ha ispirato la filosofia artistica e di vita del giovane musicista milanese. Ad Henry Beckett, però, questa attesa passiva non piace per niente: «Il mio stesso progetto è un’attesa – dice – ma spingo tanto per portarlo avanti, non resto in attesa delle cose ma faccio sì che accadano, mi impegno per sfruttare le opportunità». E infatti, dietro la chitarra, c’è un ragazzo ambizioso ed appassionato che insegue il suo sogno non certo senza rinunce e sacrifici.

Studia psicologia ed è ad un passo dalla laurea magistrale, il suo percorso universitario ha in parte influenzato anche la sua musica. Nonostante la difficoltà di tenere tutto sotto controllo, Henry Beckett riesce a barcamenarsi egregiamente tra i palchi e gli esami. Ma come fai? Lui alza le spalle e risponde: «Non dormo!». E a chi lo prende in giro per le occhiaie accenna un sorriso e sospira: «Eh, è un periodo intenso…».

La musica lo ha accompagnato fin da bambino: precocissimo rocker e fan degli Offspring già tra i banchi della scuola elementare, è poi passato ai classici degli Aerosmith e dei Guns n’Roses, fino ad approdare alla sua grande passione per Ryan Adams e Neil Young, dai quali trae grande ispirazione. Il suo EP autoprodotto si intitola Heights ed è uscito il 26 aprile scorso. È la sua prima pubblicazione e contiene quattro brani: Radio Tower, Why We Dance, Walls e To Nowhere, tutti in lingua inglese, come il resto del suo repertorio.

L’inglese è una scelta di cui Henry Beckett è fermamente convinto: cantare in italiano non gli piace e non lo rispecchia. Alla domanda: «Riesci ad esprimerti profondamente come vorresti, anche se non scrivi nella tua lingua madre?», lui non ha dubbi: «Assolutamente sì, anzi, ancora meglio!» e ammette che, probabilmente, l’aver sempre ascoltato prevalentemente artisti inglesi ed americani lo ha influenzato anche da questo punto di vista.

Il suo EP è un piacevole assaggio di rock alternativo, profondo ma leggero, di suoni puliti e dolci come la voce del loro autore che li accompagna, ideale da infilare nell’autoradio alle prime ore del tramonto milanese, sognando un po’ di teletrasportarsi in qualche paesaggio delle coste americane.

E intanto Henry Beckett, che nonostante il nome non ne vuole sapere di fermarsi ed attendere che qualcosa o qualcuno diriga il suo destino, spicca il volo con un palco assicurato, tutto per lui, al MI AMI Festival giovedì 25 maggio. Si dispiace un po’ che non ci saranno i suoi fedeli accompagnatori alla chitarra elettrica e alla batteria, ma siamo sicuri che darà il meglio di sé anche in acustico, armato della sua chitarra e di tanta, tanta passione.

A cura di Elena Abbatiello

Commenti su Facebook
SHARE