Grand tour 360°: nuovo anno, stessa voglia di cultura

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Alla vigilia del nuovo anno, le persone cominciano a fare fioretti, ad imporsi la fatidica frase «da domani smetto!», o meglio ancora:«anno nuovo, vita nuova». Ebbene, ogni inizio sembra un nuovo punto di partenza, l’occasione per dare fine ad un ciclo, l’occasione per ricominciare, l’occasione per rompere con una tradizione.

La rubrica Grand Tour 360°, seppure accogliendo qualche cambiamento, rinnova il suo ciclo, ripete la sua tradizione, mantenendosi aggiornata sugli eventi da non perdere. Parola d’ordine è cultura, quale anno potrà mai segnare il suo tramonto?La nostra cultura non è quella nell’età dei consumi di Bauman, che ci ha onorati della sua lungimiranza, ma è quella che Pasolini considera un possesso per cui lottare con tutte le proprie energie. Tenendo conto del suo valore, la caliamo nell’ambito artistico e vi proponiamo, come ogni venerdì, quattro eventi che, oggi, partono da Roma, salendo per Milano -sempre al centro dei nostri itinerari- passano il confine a Berlino e terminano a Bruxelles.

A Roma, nella Sinagoga di Ostia Antica, dal 22 gennaio, apre la nona edizione della Biennale d’arte contemporanea Arte in memoria dove i lacci della storia intrecciano quelli dello spirito creativo. L’evento non può prescindere dal luogo in cui si innesta, anzi, è proprio il luogo a partorirlo e a conferirgli il suo valore di memoria collettiva. La sinagoga, luogo di forte suggestione, custodisce il ricordo della storia, dov’è sedimentata l’identità ebraica. Alla vigilia del giorno della memoria, gli artisti – quest’anno Sara Enrico, Horst Hoheisel, Ariel Schlesinger e Luca Vitone – sono chiamati a fare esperienza del ricordo, ad estrarlo e a metterlo in dialogo con il presente, così da condividerlo con il pubblico.

Esperire la memoria, e nel vero senso della parola, non come contenitore vuoto e retorico dai tratti miticizzanti, ma come vera possibilità di ricordo per i vivi, permette una risemantizzazione del luogo, che si colloca in linea con molti altri interventi che hanno avuto come protagonisti, nel corso della storia occidentale, esponenti dell’arte.

Dalla memoria collettiva ad una memoria personale, quella di Francesco Somaini a New York, ripercorsa in una mostra alla Triennale di Milano, inaugurata il 13 gennaio. Le sculture, i disegni e i fotomontaggi dell’artista parlano di un incontro, quello tra arte e architettura, che si consuma sotto gli occhi paternalistici della metropoli moderna. Ed è proprio la verticalità dei grattacieli di New York ad assurgere come modello per questa ricerca che prende avvio intorno agli anni sessanta del Novecento. Somaini studia, fotografa, conosce, attraversa, scandaglia la città di New York, altéra nel suo slancio verso l’alto e, al tempo stesso, fragile, per lo stesso motivo, e ne dà una sua espressione, fondendo scultura e architettura e plasmando nuove forme, nate dal crocevia tra le due. Il risultato è un prodotto reale che assume aspetti utopici ed è visionabile fino al 5 febbraio nell’edificio della Triennale.

Dai pressi di Parco Sempione al cielo sopra Berlino, in cui comincia a diffondersi l’odore chimico di novità: il 23 gennaio, aprirà a Potsdam, il Museum Barberini, su modello di quello romano.

L’apertura è stata prevista con grande ambizione, proponendo due mostre ricche che rapiscono il “sesto senso artistico”: La prima, Modern Art Classics traccia un lungo fil rouge che unisce l’impressionismo tedesco alla ricerca astratta negli anni del secondo dopoguerra, mettendo in contatto artisti come Munch e Kandinskij. La seconda, Impressionism: The art of landscape presenta la rivoluzione che la corrente impressionista ha saputo attuare, distinguendosi dalle altre generazioni, introducendo, nelle loro opere, luce e aria, libertà di colore, studio e riflessi, lasciando la firma vivida e pungente della modernità.

Bruxelles, per il sessantaduesimo anno, invece, porta avanti la sua tradizione per la nuova Brafa Art Fair, dal 21 al 29 Gennaio 2017, confermandosi, sul piano internazionale, una delle più importanti fiere d’antiquariato. Quest’anno la grande novità è l’introduzione dell’arte tribale e precolombiana, a fianco di quella africana. I pezzi, unici e preziosi, della mostra-mercato, provengono da 132 gallerie internazionali chiamate in raccolta per questa nuova edizione, punto d’incontro per collezionisti ed intenditori, ma anche per chi crede nell’emozione data dal tocco di una pietra intagliata.

Per tutti gli altri, che credono nel tocco della pietra, ma non possono andare a Bruxelles, per quelli che credono nei grumi di colore sopra ad una tela, ma non possono andare a Berlino, l’appuntamento è con Vox.

A cura di Cecilia Angeli

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