Nella splendida cornice del Teatro degli Arcimboldi a Milano si è svolta sabato 13 aprile una tappa del tour dell’ultimo album di Goran Bregovic: “Three letters from Sarajevo”, accompagnato dalla Wedding and Funeral Band, un’orchestra itinerante, composta da archi, fiati, percussioni, cantanti e coriste, tutti rigorosamente vestiti di nero, con qualche eccezione per qualcuno in abiti tradizionali. Al centro della scena spicca lui, vestito di bianco, e che dirige con semplici gesti delle mani questa banda, suonando e cantando.

È una miscellanea di elementi, diversi e unici tra loro sono necessari per creare quella musica che nella diversità unisce, proprio come la città di Sarajevo: un melting pot di culture e religioni che coesistono rendendola unica. Così è la musica di Bregovic, una musica fatta di tante culture, lingue e stili differenti che uniscono e non dividono mai; una musica popolare e semplice, in cui riecheggia ancora l’eco delle guerre del secolo passato che hanno influenzato purtroppo i popoli balcanici ed europei. Nonostante questo, la sensazione che si respira è comunque di gioia e leggerezza, tanto che in un contesto così serio come un teatro, ben presto si rompono le regole e il pubblico non può fare a meno di alzarsi e lasciarsi andare alle danze, che coinvolgono anche i più impettiti ed eleganti.

Termina così, dopo un paio d’ore, il concerto più movimentato ed emozionante che abbia mai visto in un teatro, con una sala totalmente in standing ovation che saluta l’uscita degli artisti sotto uno scroscio infinito di applausi.

A cura di Silvia Macini

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