GOOGLE ART PROJECT, L’ARTE NEL XXI SECOLO

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A cura di Virginia Battaglini

Aprire le porte dei più celebri musei del mondo, al fine di promuovere l’arte in un modo alternativo, appositamente studiato per avvicinare i giovani web addicted ad una realtà culturale che spesso accantonano, messa da parte perché considerata noiosa, statica, “antica”. Il Google Art Project, lanciato dalla piattaforma di ricerca più visitata del mondo il primo febbraio del 2011, si inserisce in un recente processo di svecchiamento di cui da qualche anno molti istituti culturali si sono fatti protagonisti, spinti dall’incessante avanzare delle innovazioni web che oggi permettono agli utenti di recarsi virtualmente ovunque loro desiderino. Proprio questa la base da cui viene sviluppata la mission del progetto; adattare alla visione d’interni la già famosissima e collaudata tecnologia di Street View, propria di Google Maps, per consentire una completa visita virtuale a 360° di tutti i prestigiosi istituti d’arte aderenti all’iniziativa, ed una visualizzazione online in altissima definizione (7 giga pixel) di molte delle opere conservate al loro interno. Grazie alla collaborazione con oltre 250 istituti, tra i quali emergono sia i più tradizionali, come la Tate Britain di Londra, il Musèe d’Orsay di Parigi, gli Uffizi, sia i nuovi partecipanti al progetto ampliato, come la Casa Bianca, la raccolta di Arte di Strada di San Paolo o il Museo d’Arte Islamica del Qatar, è stato possibile digitalizzare e mettere online decine di migliaia di opere d’arte realizzate da oltre 6000 artisti in varie epoche. L’altissima risoluzione con cui sono state fotografati in dettaglio molti dei pezzi permette di studiare, tramite un potente strumento di zoom, le pennellate e la patina dei dipinti, invisibili ad occhio nudo. Tramite un’interfaccia intuitiva e ben concepita, il visitatore può costruirsi la visita in base alle proprie necessità ed ai propri interessi, selezionando una singola opera, un artista o un intero museo, creando la propria galleria personale e condividendola, attraverso la funzione social, con gli altri utenti, oppure scegliendo di vagare liberamente per le oltre 385 sale registrate dal congegno di Street View.

Come ogni innovazione tecnologica che abbia una certa portata innovativa, il progetto ha stimolato molte riflessioni, positive e negative. La domanda che dobbiamo necessariamente porci quando la tecnologia avanza con forza così prorompente in un ambito che necessariamente è da considerarsi “storicizzato”, come in questo caso, riguarda la capacità dell’innovazione di far dimenticare la storia: può una visita virtuale, per quanto dettagliatamente ricostruita e completa, sostituire l’esperienza diretta di cui necessita un’istituto come un museo per essere fruito al meglio? Può la visualizzazione di un’opera sullo schermo di un dispositivo elettronico, per quanto concessiva di uno zoom eccezionale, rimpiazzare il rapporto empatico che si crea tra l’osservatore e l’opera stessa al momento dell’osservazione diretta? Da appassionata girovaga per musei e gallerie, dico di no. Nonostante questo, il futuro si sta facendo strada ad una velocità impressionante ed è bene farsi trovare pronti, riuscire a capire quanto di buono la tecnologia sta apportando al nostro mondo e soprattutto, alla cultura; i programmi interattivi, la promozione sui social network, le idee di fruizione online come questa, a cui molti musei si stanno adattando negli ultimi anni, riscuotono un grande successo e ampliano il pubblico, avvicinando i giovani. In questo modo, presentano loro un nuovo modo di osservare, e chissà magari anche apprezzare, l’arte, suscitando anche una certa curiosità che li porterà, forse, a voler visitare personalmente il museo che hanno esplorato online. E’ sicuramente un argomento adatto ad incitare un dibattito, e più nel mondo si parla di arte, più si troveranno nuovi stimoli, idee, progetti a riguardo. Se la tecnologia può servire a vivacizzare l’ambiente culturale, ben venga. La resistenza che un ormai ristretto bacino di utenze, per lo più provenienti da una formazione umanistica, come me, sta ancora tentando di portare avanti in questo campo, andrebbe ridiscussa e ridimensionata. Il progresso è un bene; nessuno vieterà mai a noi “conservatori” il piacere di vagare senza meta per le sale dei musei, di soffermarci dove l’istinto ci suggerisce, di discutere con i sorveglianti per aver desiderato di avvicinarsi troppo ad un quadro, ma tante altre persone invece preferiranno sempre il “nuovo” al “vecchio” e la loro opinione vale quanto la nostra. Tentiamo di accettarlo: siamo nel XXI secolo, non abbiamo più scelta, dobbiamo imparare ad amare le novità, ad abbracciare il cambiamento, in tutti i campi. Perché ognuno abbia una propria opinione a riguardo, qui il link del sito: https://www.google.com/culturalinstitute/project/art-project

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