A breve inizieranno le riprese per la quarta stagione di Gomorra, serie tv che a partire dal 2014 ha conquistato il pubblico italiano (e non solo).

L’ambientazione

Ispirata dal famosissimo libro di Roberto Saviano, questa serie racconta e illustra da molto vicino la realtà della criminalità organizzata, nello specifico la Camorra, il cui centro focale è la periferia napoletana. Come spiega lo stesso Saviano il quartiere di Scampia non è una quinta, non è una semplice ricostruzione, ma  è l’attore protagonista; quel cemento offre una descrizione geopolitica di un paese e della sua storia in cui si mescolano la quotidianità della vita, fatta di bambini, giochi, spensieratezza e una dimensione parallela che lo usa come miniera di soldi e di guerra. Il regista Stefano Sollima fornisce al pubblico i dettagli giusti per conoscere il territorio non si limita ad una fotografia descrittiva, anzi rappresenta quei luoghi attraverso un’analisi antropologica dei una realtà a noi così vicina.

Il realismo

Ciò che questa serie rappresenta sapientemente è senza dubbio la presenza della mafia in ogni ambito: dalle piccole piazze di spaccio adiacenti alle abitazioni, ai grandi brogli elettorali macchinati da volontà superiori. Pone lo spettatore davanti ad una descrizione assolutamente realistica e cruda di una realtà feroce che si conosce per sentito dire e cerca di evidenziare l’indifferenza e la paura fra la gente.  Viene raccontato un mondo economicamente vincente, che parte dal singolo quartiere ma arriva a coinvolgere questioni addirittura internazionali. Non è una storia inventata, ma la raffigurazione di un universo di guerra, violenza e tragedia.

La critica e i personaggi

Sono numerosissime le critiche sollevate: “è una rappresentazione troppo folcloristica” dicono. Come tutte le serie tv ben fatte anche questa ha ritratto dei personaggi carismatici ed affascinanti, che, soprattutto grazie al ruolo di potere che ricoprono, creano qualcosa che attrae e spaventa allo stesso tempo. Ma in Gomorra chi sono gli eroi? La bravura degli attori sta proprio nell’aver reso tutti i personaggi iconici, ma allo stesso tempo degni di disprezzo. Non ci sono maschere epiche o esaltazioni: ogni personaggio è l’insieme di criminali reali, fautori di tragedie legate non solo alla provincia campana ma a molti altri territori. La caratteristica di questa serie tv è la capacità di descrivere il crimine anche nel momento del “non crimine” senza però giustificare le azioni di questi uomini; la violenza e la ferocia entrano nella miseria della loro quotidianità e incontrano l’amore e gli affetti di un uomo comune. Non ci sono eroi nella criminalità organizzata.

La serie descrive con assoluto rigore la realtà, senza edulcorarla e senza togliere alcun elemento per paura dell’imitazione; l’arte cinematografica ha proprio questo come potere: offrire un punto di vista, lasciando però libero lo spettatore di dare un giudizio. Non ha come scopo quello di proporre una soluzione per un fenomeno così radicato nella società e nella storia ma può aiutare a creare nello spettatore una posizione riguardo l’argomento e una consapevolezza che lo renda capace di riconoscere nella realtà circostante ciò che ha visto davanti ad uno schermo, portandolo a riflettere negli episodi della sua quotidianità. E’ opportuno dunque condannare un film che ritrae una realtà scomoda? La violenza  esisteva già prima di Gomorra, non solo in tutti quei quartieri come Scampia. Gomorra l’ha solo rappresentata.

A cura di Lidia Margiotta

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