Come ormai da tradizione l’estate – esattamente il 9 luglio – ha riportato i God is an Astronaut, uno dei colossi del post-rock europeo, al Circolo Magnolia di Milano.

Ad aprire la serata ci pensano i viterbesi The Chasing Monster, che hanno già accompagnato i quattro irlandesi in molte date in giro per l’Europa nei mesi scorsi. Nel mentre il pubblico tenta di non soccombere all’esercito di zanzare che per tutta la sera ha felicemente banchettato coi corpi dei presenti.

Alle 22.30 i fratelli Kinsella e compagni sono sul palco, dove i volumi sono tornati alti come tutti speravano. I giochi di luce molto coinvolgenti e i synth ariosi creano un sottostrato etereo agli incastri delle due chitarre. Questo dà al loro post-rock un forte connotato epico che a tratti i miei vicini definiscono con il tecnicismo “tamarro”.

Tra headbanging e momenti più intimi per un’ora e mezza hanno svariato dai singoli dell’ultimo album Helios / Erebus ai classici della loro discografia. Dopo All is violent, All is bright è il momento di Fragile, canzone tanto amata quando difficile da riproporre in pubblico ogni volta come racconta Torsten mentre presenta il pezzo.

Prima di una breve pausa regalano al pubblico Forever Lost, dedicata a Jamie, il chitarrista che ha recentemente lasciato la band, seguita da Route 666 e Suicide By Star con un finale colossale.

A cura di Giovanni Pedersini
Photocredits: Giovanni Battista Bacilieri

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