Il giovedì sul divano: La Terrazza

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Signorina, a che ora è la rivoluzione? E come dobbiamo venire, già mangiati?

Per Il giovedì sul divano oggi ricordiamo il compianto Ettore Scola e il suo La Terrazza con una lacrimuccia e una risata, come ci ha insegnato lui. Recuperiamo questo film del 1980, un po’ lungo ma con un ritmo costante. Regole per la visione? Intanto sistematevi bene sul divano, poi ricordatevi:

  • noi spettatori odierni possiamo notare alcuni collegamenti con opere attuali. Una su tutti: La Grande Bellezza, che dialoga con alcuni degli aspetti del film. In un certo senso l’opera di Sorrentino potrebbe essere l’ideale seguito di quella di Scola.
  • Una commedia, ma non una commedia normale. Questa è la commedia delle commedie, la commedie sulle commedie, la commedia su come si fanno le commedie, sulle loro intenzioni e i loro obbiettivi. Meglio di Inception, insomma.

Come siamo finiti in questa situazione? A cosa serve la cultura? A cosa servono gli intellettuali? E chi sono? Cosa è la sinistra? Che legame hanno Wittgenstein e Totò? A queste ed altre domande retoriche troverete risposta sulla terrazza in cui si svolge la festa, in un tourbillon di litigi e cultura, disperazione ed evasione. Tognazzi, Gassman e Mastroianni si incaricano di recitare non solo la parte della classe pensante dell’Italia di allora, ma anche la parte “delle loro parti”, giocando sulla retorica e sulle macchiette che hanno impersonato durante la carriera. Il burlone, il presuntuoso, il piacione, l’altero e il sordido: tutti lì, in una festa in cui si ritrovano i vecchi amici e le solite ipocrisie. Sopra tutti loro incombe, più o meno velatamente, il Partito, che li controlla e li giudica più del loro senso morale. Meno nichilisti di quelli di oggi, i Grandi Vecchi di allora tentano in tutti i modi di boccheggiare sulla superficie di un mondo che sta platealmente invertendo i tabù. Tutti si aggrappano al loro ruolo e tutti, in un modo o nell’altro, lo perdono.

L’epopea del maschio alfa italiano che si riscopre americano, assuefatto alle solite commedie e perso nei dibattiti ideologici a cui non trova spiegazione, cercando di far coincidere Diderot e Alberto Sordi, saggistica e film a episodi.

Le donne rimangono un po’ sullo sfondo, come madri amorevoli e indulgenti di fronte alla ridicolaggine e all’amarezza dei loro disgraziati mariti. Scrittori, sceneggiatori, registi, produttori, attori, politici, giornalisti, sono tutti personaggi drammatici che si esplicano solo in situazioni comiche, come dichiara lo stesso Gassman nel film.

Una commedia ancora fresca e incredibilmente varia, nei casi e nei dialoghi, sempre pronti e grotteschi senza mai sfociare nel surrealismo.

Battuta preferita:

Come si era felici quando eravate tutti imbecilli!

Per questa settimana è tutto, ritorniamo il prossimo giovedì con un altro consiglio per panciolle & popcorn.

P.S. Ma poi, davvero, che legame hanno Wittgenstein e Totò?

A cura di Giovanni Peparello

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