Il giovedì sul divano: Basquiat

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Giovedì 14 Gennaio 2016. Il mondo non ha più David Bowie e Vox non riesce ancora a crederci. Oggi, abbiamo deciso omaggiarlo suggerendovi uno dei più bei film in cui abbia recitato: Basquiat.

Pur non essendone il protagonista, questo film esprime tutto ciò che ha fatto di David Bowie una leggenda immortale: follia, creatività e abbattimento di regole e pregiudizi.

Regole per la visione:

  1. Varrebbe per tutti, ma per questo lo faremo valere ancora di più: guardate il film in lingua originale! Il cast è eccezionale e lo si può davvero apprezzare solo se lo si ascolta con le voci originali.
  2. Non siate bigotti! Non giudicate ciò che accade, aprite la mente! L’arte è un continuo andare oltre ogni tipo di limite, e poi la regola è: “è crepato, però ce l’ha fatta”.

Citazione preferita:

Nessuno vuole appartenere ad una generazione che ignora un altro Van Gogh

(René Ricard)

Il film è ambientato negli anni ’80 e racconta dell’ascesa di Jean-Michelle Basquiat (Jeffrey Wright) nel mondo dell’arte, partendo dai primi anni in cui dorme in uno scatolone a Tompkins Square park, fino alla sua celebrità.

Nel film Basquiat è rappresentato come l’artista d’avanguardia che conosciamo oggi. Lo stesso Andy Warhol (David Bowie) afferma che all’epoca  il suo pubblico non era ancora nato.

Jean-Michelle Basquiat comincia come graffitaro e non tradirà mai le radici della sua arte. Infatti i suoi quadri sono un insieme di colori,  immagini e parole che ricordano un murales.

Nella storia si comprende tutta l’importanza che per l’artista ebbe il suo rapporto con la madre. Questo ci è suggerito tramite una serie di scene chiave, dall’inizio sino agli ultimi minuti in cui lo spettatore comprende tutto quello che il film voleva comunicare.

Il dolore può creare bellezza, questo è quello che traspare dalla vita di Jean-Michelle Basquiat, che il 12 agosto morirà di overdose, a soli 27 anni .

A giovedì prossimo e mi raccomando, guardate sempre bei film, amate l’arte e ascoltate buona musica.

A cura di Caterina Palazzo

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