Anche se Milano vuole metterti tutto contro con la pioggia e lo stop dei mezzi, nulla può fermare due impavidi reporter ad andare al “concertino del Primo maggio” al Circolo Ohibò de I Giocattoli (con guest star Kaufman e Sem&Stènn).

Senza troppi giri né particolari ingressi, la band si presenta sul palco con Ailoviù, singolo estratto dal loro album di debutto Machepretendi, uscito il 20 aprile per Giungla Dischi. Sono Duilio e Chiara a prendere il microfono e presentare i brani che portano in questo tour, come il successivo Aquilone. A spiazzare un po’ è la cover dei Canova, dove i ragazzi spezzano le atmosfere create con Threesome, durante la quale il cantante si diverte (e si vede molto) a saltare e a mimare il pezzo. Un momento divertente, ma dimenticabile.

Dopo vari inviti ad avvicinarsi sotto al palco per fare festa insieme, I Giocattoli portano non solo i brani già contenuti nell’album come Cuore di Lego, Frida e Il ragno (presente sul disco in versione live), ma anche il loro primo singolo Sulla Neve che ci fa scoprire da dove proviene il titolo dell’album.

Astronauta, ultimo singolo estratto, è ben accolta dal pubblico che batte le mani e balla, già caldo per l’arrivo dei primi ospiti. Salgono infatti sul palco i Kaufman, che portano il loro pezzo L’Età Difficile in una nuova versione a più voci e ricambiano il favore con Bill Murray, il primo singolo ufficiale che ha lanciato la band palermitana nelle grazie dell’itpop.

C’è solo il tempo di una cover – di scelta particolare e, questa volta, riuscita – Verde dei Diaframma (direttamente dagli anni ’90) che salgono sul palco gli ultimi ospiti della serata, Sem&Stènn, duo elettronico conosciuti al pubblico grazie alla scorsa edizione di X Factor. Insieme cantano il loro ultimo singolo Baby Run e chiudono il concerto con la band sulle note di Nonostante Noi, il brano più dance contenuto in Machepretendi. Via gli strumenti per potersi scatenare più liberamente, con Ernst che si impossessa di un microfono per così formare un quintetto vocale.

Un concerto intimo, di quelli che solo l’Ohibò regala, e che magari tra qualche anno può farti vantare di dire in giro che “io c’ero”. Nessun encore, è tutto un one-shot come le loro canzoni: le prendi, le custodisci nella mente e le porti a casa.

A cura di Francesco Di Mento e Fabio Scotta

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