Giardini di Mirò @ Circolo Magnolia (Milano)

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E io che pensavo che per avere la giusta dose di post rock dovessi per forza emigrare musicalmente ogni volta verso le americhe e i vari regni uniti. I Giardini di Mirò sono un gruppo di Cavriago (Reggio Emilia). Hanno alle spalle quasi 20 anni di storia, 7 album e tour italiani e europei, con collaborazioni di un certo livelli (vedi Apparat tra gli altri). Per 10 serate in giro per l’Italia tra ottobre e novembre hanno deciso di festeggiare il quindicesimo compleanno del quasi maggiorenne Rise and Fall of Academic Drifting.

Era il 2001, e mentre il loro primo album li portava in giro per l’Europa i miei ascolti musicali alla veneranda età di 8 anni erano ben altri. Da questa breve distanza storica mi pare quasi strano che un disco così, vista la diffidenza che spesso in Italia gravita intorno a questo genere di musica strumentale, sia riuscito a segnare (seppur nella scena “underground”) il periodo in cui è stato pubblicato, quei primi anni 2000 molto gravidi di novità nella scena indipendente italiana.

Precisi alle 22.45, tutti muniti di cappelli e cuffiette, sono sul palco dopo Giuseppe Cordaro e Cabeki, in un Magnolia che non straborda. Per quanto io diffidi da questo tipo di tour pseudo-nostalgici, devo ammettere che l’atmosfera è leggermente diversa. Questo perché più che a una pura ripetizione meccanica autocelebrativa ho assistito a una riproposizione di un disco che nonostante gli anni è rimasto un gioiello e sul palco ha ritrovato una sua nuova gioventù. Se le strutture dei brani sono ovviamente rimaste pressoché invariate (con adattamenti per il live molto interessanti) i suoni sono maturati. Potrebbe essere un fatto puramente tecnico (come facevano notare in un’intervista la strumentazione e il modo di suonare sono necessariamente cambiati negli anni) ma credo che la decantazione ha addirittura migliorato il tutto. Tutti i componenti poi in questi anni hanno avuto diverse esperienze musicali, una fra le tante la recente collaborazione di Jukka Reverberi e Max Collini (Spartiti) senza mai rinunciare al progetto comune dei Giardini di Mirò.

Insomma in un’ora e un quarto di concerto ripropongono tutto il disco da capo a coda per un pubblico molto attento. La media dell’età è abbastanza alta e la partecipazione generale dimostra che è gente che li segue da parecchio tempo. Picchi di psichedelia molto alti e momenti di noise cupi che si aprono in distese sonore difficili da etichettare dentro un unico genere. È Corrado Nuccini ha cantare le più sentite Pet Life Saver e Little Victories.

Unica piccola pecca se vogliamo essere pignoli un finale un poco strano: un’improbabile richiamo a “Il cielo in una stanza” in coda all’ultimo pezzo, forse improvvisato, non particolarmente riuscito, che pone fine a un concerto pressoché perfetto.

A cura di Giovanni Pedersini

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