Ghostbusters: al di fuori degli stereotipi

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Il nuovo Ghostbusters è uscito il 28 luglio nelle sale italiane. Il cast femminile aveva già suscitato controversie in America; molti nerd, affezionati al vecchio cult, non sopportavano l’idea che a soppiantare i quattro beniamini Egon, Peter, Ray e Winston sarebbero state quattro “femmine”, Abby, Erin, Holtzmann e Patty. Inoltre, l’interpretazione di Leslie Jones (Patty), l’acchiappafantasmi di colore, ha infiammato gli spiriti razzisti, che hanno attaccato l’attrice su Twitter. I benpensanti contestano invece il ruolo subordinato cui Patty sarebbe confinata: guardiana del tornello della metro, si unisce alle tre bianche scienziate quasi per caso. È abbastanza chiaro che si sia semplicemente voluta rispettare una certa corrispondenza con il film del 1984, dove Winston, interpretato da Ernie Hudson, era l’unico a non essere un ricercatore universitario.

Il film non è né razzista né sessista. Al contrario, deride gli stereotipi ammiccando allo spettatore intelligente – per esempio quando Abigail (Melissa McCarthy), l’acchiappafantasmi vivace e rotondina, legge un commento lasciato sotto il video dell’apparizione paranormale caricato su Youtube: “acchiappare fantasmi non è un lavoro da donne”. Oppure quando Patty si butta dal palco a un concerto metal per essere sostenuta dalla folla ma, al contrario di Abigail, rovina sul pavimento: “non so se sia una cosa più razzista o più sessista”, commenta, “ma sono incazzata nera”. E che dire di Kevin (Chris Hemsworth), il segretario bello ma tonto, che non riesce nemmeno a rispondere al telefono? Classico maschio tutto-muscoli-niente-cervello.

Eppure Kevin conquista i cuori di tutti. Come le quattro eroine, tanto più amabili perchè non si prendono troppo sul serio (si impadroniscono presto del soprannome affibbiato loro dai detrattori, “ragazze fantasma”). È la comicità a trasformare i possibili spunti polemici in momenti di cui ridere, soprattutto di sé stessi: Ghostbusters gabba sia l’audience maschilista che quella femminista. Paul Feig mette subito in chiaro che non si tratta di un film di protesta (del tipo: donne di tutto il mondo, unitevi! Lottate per il vostro diritto di acchiappare fantasmi!). Né di un film che voglia mettersi in competizione o rifare il vecchio, amatissimo Ghostbusters. Per questo trova il suo linguaggio originale: la risata, che stempera il rischio di battaglie ideologiche e lo separa dal suo illustre genitore.

Il nuovo Ghostbusters è un film esilarante, godibile, senza messaggi o significati nascosti. Parodia dei film di supereroi e dei cattivi depressi che tramano nei sotteranei della città, dei sindaci ottusi pronti a qualsiasi menzogna per tenere la popolazione tranquilla e ignara, delle insegnanti di college un po’ arriviste come Erin (Kristen Wiig) e delle scienziate pazze come Holtzmann (Kate McKinnon). Quest’ultima merita una menzione speciale. Julia Holtzmann è una donna intelligente e attraente, ma non ha mai avuto neanche un’amica per la sua decisa stravaganza. È una “diversa”, ma non se ne lamenta mai: al contrario, vive l’unicità del suo carattere senza alcuna inibizione e senza complessi. E conquista il rispetto e l’affetto di tutti.

Forse è proprio questo, se vogliamo trovarne uno, il messaggio: abbracciare la propria personalità, per quanto estrosa, e le proprie passioni, per quanto bizzarre – non vergnognarsi di essere se stessi. E riderci su.

A cura di Anna Castoldi

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