GHEMON @ BIKO: LIVE REPORT

1272

A cura di Giuseppe Giovine

Io ora devo essere forte. Devo andare da lui e li devo dire: «Guarda… Ci sono delle cose di te che, e te lo dico sinceramente, io ,io ho sempre stentato a capire. Cose che forse tu non sai spiegare neanche a te stesso, cose che non ti sei svelato. Anche se questo non aggiunge ne toglie niente.»
Ghemon / Gilmar – Devo dire no, cazzo!

Iniziare un live report con la frase di una canzone del cantante protagonista può risultare una cosa singolare. Ma se considerate che chi vi scrive era al BIKO principalmente in quanto fan del performer, e solo in seconda battuta in vesti “lavorative”, i conti potrebbero iniziare a tornarvi.

Il cantante in questione è Ghemon, eclettico rapper che ha sorpreso la scena musicale italiana pubblicando un nuovo LP rivoluzionario per chi mastica il genere. Infatti, diversamente dagli altri MCs, il cantante avellinese ha registrato l’intero album utilizzando esclusivamente basi strumentali suonate da una band, la stessa che lo accompagna in questo tour in giro per l’Italia e lo ha spalleggiato al meglio anche nelle due serate sold-out all’Arci Biko.

Il concerto, con un po’ di ritardo, si apre con Non spegnermi, pezzo appartenete ad Aspetta un Minuto Mixtape, prodotto e mixato da DJ Tsura e pubblicato in free download a dicembre 2013. Il pubblico ha potuto poi apprezzare la quasi totalità dei nuovi brani, da Quando Imparerò a Veleno, fino alla hit Adesso sono qui. Tra un pezzo e l’altro, spazio a simpatiche gag d’intrattenimento e sondaggi musicali, fin quando lo spettacolo non ha raggiunto l’apice con l’ingresso di due graditi ospiti: Daniel Plentz e Ramiro Levy dei Selton. Muniti di bonghi, maracas e basso distorto, hanno reinterpretato Pomeriggi Svogliati donandogli sonorità esotiche sulle quali l’ormai curatissima voce di Ghemon ha potuto destreggiarsi al meglio.

Verso la conclusione, l’aggettivo “conscious” che gli fu attribuito ai tempi de “La Rivincita dei Buoni” ha trovato giustificazione (se ce ne fosse mai stato bisogno) quando il rapper ha deciso di rendere partecipe il pubblico delle emozioni che lo hanno accompagnato durante la sua carriera e di quando, toccato il punto più basso, poche e semplici parole riuscivano a dargli la forza di rialzare il capo e combattere i suoi fantasmi. Nessuno vale quanto te, oltre che come canzone, è stato donato ai fan come consiglio di vita.

L’emozionante live si chiude con il rientro sul palco per ben due volte di Ghemon e della band, richiamati a gran voce dal pubblico entusiasta e voglioso di non veder mai finire serate come questa.

“Ma allora perché la citazione iniziale?” vi starete chiedendo.

Metabolizzati i cambiamenti di stile insiti nel nuovo album, preannunciati in tempi neanche tanto recenti, e apprezzati per quanto mi fosse possibile i nuovi pezzi, quello che mi sono trovato di fronte per la seconda (e credo ultima) volta non era Ghemon. E non era neanche Gilmar. L’auto-ostruzionismo che, almeno personalmente, ho percepito nei confronti del suo recente passato, oltre a sconfortarmi, lo trovo ingiustificabile. Il contentino del medley con quattro strofe di quattro pezzi vecchi incollate quasi “per dovere”, non fa che (indispormi e) rendere un live che sarebbe potuto risultare perfetto, “incompleto”. La promozione di nuovi brani non può portare alla totale eclissi di tematiche, di pensieri ed emozioni, di una discografia fatta di capolavori che rischiano di restare relegati soltanto nei cuori dei fan.

Commenti su Facebook