Il cinema ritrovato – Il cinema di Germi, il regista ribelle

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Il cinema ritrovato - Il cinema di Germi, il regista ribelle

Per questo nuovo appuntamento vogliamo per parlarvi di un po’ di cinema italiano. Nella panoramica del postbellico numerosi sono i registi che vengono ricordati e citati fino ai giorni nostri, tra questi c’è un outsider per definizione, Pietro Germi.

Pietro Germi nasce a Genova nel 1914 studia al Centro sperimentale di cinematografia a Roma per diventare regista. Della sua vita si sa poco e poco ne ha parlato; si conosce il suo noto carattere burbero e serio ed il suo esser ribelle che fin da giovane l’ha condotto in guai. È difficile inquadrare il genio cinematografico di Germi, in particolar modo è impossibile inscriverlo in un genere. Il percorso artistico del regista è unico e particolare tanto da avergli permesso di lavorare con diversi generi di cinema e sempre nella sua maniera.

Germi si introduce nel mondo del cinema con il neo-realismo, tra i capolavori appartenenti al primo periodo si trovano In nome della legge (1949) e Il brigante di Tacca del Lupo (1952). Entrambe le narrazioni sono ambientate nel meridione, ma ciò che unisce le due pellicole è l’analogia tra queste e i film western. Germi introduce di fatto una rivoluzione adottando un linguaggio popolare e si rifà all’espressività dei film di John Ford. I due film non solo sono degni di essere citati per via del parallelismo con il genere western, ma anche per il coraggio di affrontare due temi che all’epoca erano stati poco dibattuti nei cinema italiani, ovvero il brigantaggio e la mafia.

Ma la vera protagonista è la Sicilia: è noto il rapporto quasi “paterno” verso questa terra. Germi ama ma anche critica, pone in rilievo un contesto sociale evidenziandone delle criticità come in Sedotta e abbandonata (1963) e Divorzio all’italiana (1961). Conosce il sud nonostante sia un uomo del nord, tuttavia non si limita a guardare con una lente di ingrandimento solo il Mezzogiorno, ma anche il nord. È il caso di Signore & signori (1965): un’aspra critica contro l’ipocrisia della provincia del nord Italia in balia di un’importante crescita economica. Tra i diversi generi Germi sperimenta il poliziesco, anche in questo è stato un pioniere: è con Un maledetto imbroglio (1959) che si vede tra le prime incursioni del genere nel panorama italiano.

È da precisare che, nonostante la varietà, il linguaggio popolare rimanga un comune denominatore, ed un esempio chiaro di ciò è il film Il Ferroviere (1956): capolavoro che ha diviso la critica cinematografica, ma che di fatto risulta essere un film che dialoga con lo spettatore e visto il contesto non è un’operazione facile. Ciò che rende il regista un vero maestro è la capacità a livelli quasi maniacali di rendere precisa la scena. I volti degli attori di Germi sono disegnati come delle caricature: addosso sembrano avere delle maschere. Le sequenze di primo piano del cinema del regista genovese sono in questo senso dei capolavori.

Un tema chiave che caratterizza il cinema di Germi: il cambiamento reale e materiale in cui si trovano alle prese dei protagonisti nei confronti del quale non riescono ad esserne all’altezza. Il regista dunque nonostante un excursus cinematografico molto variegato, rimane fedele al suo profondo carattere cinico che può essere visto come un paio di occhiali che guardano un mondo in preda a delle trasformazioni e degli esiti imprevedibili. Lo stesso punto di vista si evolve in humour nelle sue commedie. Cruciale è il passaggio grazie a Divorzio all’italiana che oltre a rappresentare un Germi diverso inaugura la stagione della commedia all’italiana.

Tra gli ultimi lavori c’è Alfredo, Alfredo (1972), un film nato con l’intento di parlare di divorzio, tema che sarà oggetto di dibattito due anni dopo per via del referendum. Il film vede come interprete Dustin Hoffman, che precedentemente espresse il desiderio di collaborare con il maestro. Tuttavia dopo l’esperienza disse di esserne rimasto deluso per via di un mancato avvicinamento a livello umano con Germi.

Pietro Germi è un complicato, testardo, cinico, ma con un grande senso di ribellione e di libertà: tutto ciò viene riversato nel suo cinema che ha segnato una svolta nel panorama cinematografico.

a cura di Sara Palumbo

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