Non ho particolari doti profetiche, né serviva un indovino per capire che Generic Animal, aka Luca Galizia, in poco tempo avrebbe riscosso il meritato consenso, però qualche mese fa all’ultima apparizione dei Leute (in apertura ai Totorro) dissi di tenerlo d’occhio.
In poco tempo questo strano e affascinante mix di hip hop e emo ha colpito tanti come dimostra il Circolo Ohibò pieno.
In apertura alle 22 sono sul palco i quattro bolognesi Tersø, che con sonorità alla Massive Attack decorate dalla bellissima voce della cantante, affascinano il pubblico che inizia a stringersi intorno al palco.
Alle 23 è il turno di Generic Animal, che sale sul palco di casa molto emozionato concludendo al momento un breve soundcheck prima di iniziare.
Il clima che si respira per quanto intenso è molto tranquillo e disteso. Questo permette di vivere con tranquillità i momenti vuoti tra un pezzo e l’altro (forse a tratti eccessivi), spesso alleggeriti dal pubblico particolarmente partecipe e dalla spigliatezza di Luca, che non smette un attimo di ringraziare tutti.
Tra le varie canzoni del primo album omonimo uscito qualche mese fa per La Tempesta c’è spazio per alcuni brani nuovi (“Anche perché altrimenti suonerei 20 minuti…”), non più scritti da Jacopo Lietti dei FBYC, ma direttamente da Luca: Areoplano e Gattino le canta da solo chitarra-voce, senza Andrea (rinominato “Johnny DJ” sul palco) alle spalle. Dopo una cover è il momento di Camper, una canzone trap che, per quanto disti dal mood generale (come in Tsunami e altre canzoni, qui canta solamente senza chitarra) non cozza con il resto della scaletta.

Conclude con Alle fontanelle e una versione improvvisata di Tsunami. Generic Animal è un progetto decisamente interessante, ma soprattutto spontaneo e divertente nella sua estrema serietà. C’è ancora un sacco di tempo, e per quanto si definisca pigro pare che Luca sappia quello che vuole fare.

A cura di Giovanni Pedersini
Foto a cura di Fabio Copeta

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