Game of Thrones: Winds of Winter, grazie

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La sesta stagione di Game of Thrones si è conclusa con un episodio, Winds of Winter, che ha reso insopportabile la prospettiva degli ennesimi nove mesi di attesa. Winds of Winter è l’episodio che tutti aspettavamo, il titolo del libro che molti ancora aspettano. Winds of Wintersono Benioff e Weiss che realizzano tutti i nostri più irrealizzabili e sordidi desideri di spettatori voraci, dopo averci affamato per due intere stagioni (Ramsey Bolton, who?).

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La quinta, conclusasi con il cliffhanger più debole della storia –davvero qualcuno pensava che Jon Snow fosse morto, per davvero?- aveva lasciato abbastanza perplessi, rimanendo un po’ sotto tono e preoccupando sulle capacità di D&D di portare avanti la vicenda senza la guida di Martin, ancora lontano dal pubblicare gli ultimi volumi della saga. La sesta era a tutti gli effetti il loro banco di prova. Prima del suo inizio, avevo due certezze, forse tre: Jon Snow sarebbe tornato (Ciao Azor) e due personaggi avrebbero dato grandi soddisfazioni. Lady Sansa (gioia) Stark e Ser (ho un unico dio ed è Stannis Baratheon) Davos Seaworth.

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Così è stato. Nella stagione con il più alto tasso di quote rosa, #girlpower e badassery femminile, Sansa è riuscita a capire un paio di cose dalla vita e contribuire al ritorno degli Stark a Winterfell (“There must be always a Stark in Winterfell” e infatti così andata, grazie Rickon e Shaggy Dog, ci mancherete). La giovane Stark ha capito che di Ditocorto non ci si può fidare, ma non sappiamo quanto a lungo Baelish le farà tirare la corda. La risposta dei lord della Valle alla sua richiesta di aiuto durante la Battle of the Bastards richiede che prima o poi Sansa sia messa davanti al conto da pagare. Nel mentre, fatemi gioire del Nord, del suo nuovo Re, degli stendardi Stark che tornano a sventolare e della piccola Lady Mormont che è tutti noi.

Il tempo, questo sconosciuto
Abbiamo avuto molte soddisfazioni a nord dell’Incollatura, forse perdendo un po’ in credibilità: eserciti che viaggiano senza alcun ostacolo in territori in teoria controllati dai Bolton, Theon che rintronato e menomato raggiunge senza problemi casa (lacrime) e Brienne che riesce a portare a termine un giuramento nella sua vita. Diciamo che la gestione dello spazio e del tempo di Westeros è cambiata, e si vede. La spettacolarità dell’ultimo episodio non sarebbe stata possibile senza un’accelerata e con le tempistiche da era zoologica di Martin. Al diavolo cavalli e carrozze, l’HBO come Ford vuole vedere solo automobili per strada.

Una stagione che dei viaggi nel tempo ha fatto una costante, in tutti i sensi. Le visioni di Bran ci hanno raccontato tanto e tolto altrettanto. Nessuno guarderà più una porta allo stesso modo.

The North Remembers

Con Winds of Winter abbiamo accettato di sacrificare la plausibilità per la spettacolarità. Eravamo deboli, ci avevano affamato e ieri ci hanno conquistato. Arya, che dopo la sua corsa per Braavos sanguinante e quasi morente riesce a uccidere l’orfana, raggiunge Westeros in un batti baleno. Un giorno sei nella Casa del Bianco e del Nero e in quello dopo nel salone di Walder Frey. Ma sai cosa? Fotte sega, perché “I wanted you to know that the last thing you’ll ever see is a Stark face smiling down at you as you die.” Ciao Robb, ma soprattutto ciao Cat, questo è per voi.

Ora che Arya la sanguinaria è tornata nel continente occidentale e che le Nozze Rosse sono state vendicate, sembra improbabile la comparsa di Lady Stoneheart (se non sapete di chi si tratti, non sarò io a dirvelo), anche se molti elementi disseminati qua e là lo avevano fatto pensare. Soprattutto il ritorno della Fratellanza senza vessilli e la presenza di Brienne e Jaime nella Terra dei Fiumi. Speranza infranta anche dal fatto che Jaime si rimaterializza ben presto ad Approdo del Re, giusto in tempo per vedere i resti fumanti del tempio di Baelor e Cersei sul Trono di Spade.

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Cersei sul Trono di Spade. Parliamone, o forse no. Sedendosi sul Trono, Cersei ha firmato un contratto a tempo con il karma di Westeros. Non replichi la follia di re Aerys e non dai fuoco a mezza Approdo del Re (che a rigor di logica avrebbe dovuto essere tutta distrutta dall’Altofuoco) senza firmare la tua condanna a morte. La profezia di Maggy la rana si è quasi compiuta, i piccoli Lannister sono tutti morti.

«D’oro saranno le loro corone e d’oro i loro sudari. E quando sarai annegata nelle tue stesse lacrime, il valonqar chiuderà le mani attorno alla tua gola bianca e stringerà finché non sopraggiungerà la morte».

Attendiamo di scoprire se il valonqar (fratello minore) di cui parlava la strega sarà Tyrion –che veleggia verso Westeros con Daenerys- o Jaime –che si sarà pure stufato delle cazzate della sorella, spero-. Tic tac, Cersei (purtroppo). Nel frattempo grazie per averci donato il miglior inizio di episodio di sempre.

La morte di Margaery lascia Approdo del Re ancora più sguarnita di cervelli. Senza Baelish, Tyrion e Varys la città ha perso molto del fascino e della sagacia delle prime stagione e sembra ormai pronta a cadere davanti all’arrivo dell’alleanza Targaryen-Martell-Tyrell-Greyjoy. Olenna, ci seppellirai tutti.

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Fire and Blood

Daenerys ci ha messo solo sei stagione per fare quello che tutti le chiedevano, ma l’attesa sembra essere stata ripagata. A che servono tre draghi quando hai dalla tua parte Varys, Olenna e Tyrion e dall’altra solo una Cersei impazzita?
Forse a combattere gli Estranei. Già, gli Estranei: “Winter is here” e i corvi bianchi sono partiti dalla cittadella. Se la Guerra dei cinque Re si è trasformata in una Guerra fra regine, ricordiamoci che la vera attesa riguarda lo scontro fra ghiaccio e fuoco e Hardhome ne è stato un assaggio. L’asse Daenerys- Jon- Tyrion è sempre più realtà e io non rispondo di teorie su possibili parentele: Bran ci ha mostrato che R+L= J è tutta vera, ma si sa che alla gente dell’Internet piace insistere sulle libertà che Re Aerys si prese con Joanna Lannister. Le Teste del Drago sono tre e voi credete a quello che volete.

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Quindi?
Quindi è stata una stagione dannatamente bella e se anche non lo pensavate, vi sarete fatti sicuramente corrompere dagli ultimi due episodi. Viva Miguel Sapochnik e viva tutto quello che è logisticamente impossibile, ma incredibilmente epico.

Ricordiamo, per la cronaca, lo scempio fatto con la storyline di Dorne, l’amore di Tormund per Brienne, il ritorno di Benjen Manifredde Stark e la morte dei giganti buoni, Hodor e Wun Wun. Prepariamoci, perché per la settima stagione avremo solo sette episodi nei Sette Regni.

Daenerys is coming.

A cura di Francesca Bonfanti

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