Bentornati, cittadini di Essos e di Westeros! La capitale Approdo del Re è ormai ridotta ad un cumulo di macerie e di rovine, mentre Daenerys può finalmente prendere il proprio posto sul tanto agognato Trono di Spade. Sarà veramente degna di assurgere a tale potere? Scopriamolo insieme!

Tyrion Lannister: 10 – È lui il vincitore morale della puntata e, perché no, dell’intera serie. All’inizio della stagione avevamo espresso le nostre remore riguardo un personaggio che, con il passare del tempo, aveva cambiato notevolmente il suo modo di essere, mantenendo sempre un’ironia tagliente ed un profondo senso del rispetto per il proprio ruolo. Alla fine, e ancora una volta, ha imparato dai propri errori, è stato capace di una lucida analisi di quanto accaduto e, infine, ha voltato le spalle alla donna nella quale aveva riposto tutte le proprie speranze: dimostra una mentalità senza pari ma, soprattutto, di aver compreso il vero significato della lotta al trono. La ricerca disperata dei corpi dei fratelli, sepolti dalle rovine della Fortezza Rossa, simboleggia un legame tanto ambiguo quanto indissuolubile con chi, da sempre, lo aveva educato sia all’affetto che all’odio. Sto mettendo assieme una squadra

Drogon: 9 – Sembra averlo capito solamente lui: è il trono, quel maledetto Trono di Spade, l’artefice della morte di tanta, troppa gente. È di una tenerezza straziante il modo in cui cerca di smuovere il corpo senza vita della madre, per poi lasciarsi andare ad un pianto lacerante. Persi i due fratelli, persa anche la donna capace di donargli la vita, distrugge il traguardo di questa folla corsa. Per poi volare via, lontano, verso Valyria. Ecco cosa mi è rimasto, un bel mucchio di niente

Sansa Stark: 9 – Fa esattamente tutto quello che dovrebbe fare una regina: parlare solo al momento giusto. Perché è così che può spiazzare la concorrenza degli altri regni, chiedendo l’indipendenza in via esclusiva per il Nord. Vuoi per la lunga tradizione, vuoi per le differenze insormontabili con gli altri territori, vuoi soprattutto perché il nuovo sovrano è nientepocodimenoche uno Stark, Sansa ottiene esattamente ciò che vuole. E tra le due litiganti, Cersei e Daenerys, è proprio la terza ad essere incoronata regina. E con assoluto merito. It’s like I was made for this

Brienne di Tarth: 8 – L’onore, quello che per tanti anni era stato il suo scudo più indistruttibile, diventa ora la sua arma più potente. Abbandonata dall’unico uomo che l’abbia mai apprezzata e, forse, amata, si ritrova a doverne descrivere le geste, in un ironico disegno del destino. Ma lei è di più, è oltre al dolore e alla delusione per la perdita, ed ascrive celermente al proprio compito. E nella frase conclusiva, quel “Died protecting his Queen”, l’anima di Jaime può finalmente trovare la pace. Rispetto ed onore

 Bran Stark: 8 – Zitto zitto, sarà lui il nuovo sovrano dei Sei Regni di Westeros. La scelta potrebbe anche essere condivisibile, se non che venga motivata con estrema superficialità ed anche un pizzico di fretta. Perché, lo ripetiamo, Bran ha tutte le capacità, ma soprattutto le abilità, per poter governare saggiamente il territorio occidentale. A questo punto, diventa chiaro anche il significato di quel lungo confronto tra Bran e Tyrion, fautore della sua elezione, che tuttavia non ci venne mostrato nel corso della seconda puntata. Miracolato non una, ma due volte. Non ci posso tipo credere

Bronn: 7½ – Da perfetto mercenario, si gioca magistralmente le proprie carte: tenendo sempre i piedi in due scarpe diverse, ottiene infine una lauta ricompensa per la propria fedeltà, declinata ovviamente in maniera del tutto peculiare. La partnership stretta con il nano gli ha fruttato il massimo possibile: Lord di Alto Giardino e Maestro del Conio, chi l’avrebbe mai detto? Non è molto, ma è un lavoro onesto 

Jon Snow: 7 – Metà stagione a dire “I don’t want it” e l’altra metà a dire “She is my Queen”. Poi, alla fine, prende non una, bensì LA decisione, capace di cambiare le sorti di Westeros. Ma non si tratta di una pugliata da infami, niente di tutto ciò: è forse il più grande atto d’amore compiuto da Jon verso il popolo, verso quel senso del dovere che gli è sempre passato nelle vene da Stark. La sua storia ha fine esattamente com’era iniziata, rifiutato dagli organi ufficiali e confinato al Nord. Dove, forse, potrà finalmente rendere giustizia alla propria storia. Allora la giustizia funziona

Arya Stark: 6½ – Nonostante la sua profezia si fermi esattamente sul più bello, non possiamo che ritenerci soddisfatti dell’evoluzione del personaggio: da ragazzina fuori dagli schemi a silenziosa assassina, per diventare infine la sentenza nella guerra contro la minaccia degli Estranei. Ci saremmo aspettati di vederla sgozzare almeno una tra Cersei e Daenerys, ma Game of Thrones ci ha anche abituato a ribaltare completamente le aspettative. Ed ora, sempre verso Ovest, alla ricerca di qualcosa che possa saziare la sua sete di conoscenza del mistero. Sono il capitano Arya Stark, comprendi? 

Samwell Tarly: 6 – Caro Sam, il tuo desiderio di democrazia e suffragio universale non può che essere deriso dai diversi Lord del continente occidentale: per l’elezione di un sovrano da parte di tutto il popolo, i tempi non sono ancora maturi. Ma apprezziamo sicuramente la mentalità. Sei arrivato con circa settecento anni di anticipo

Daenerys Targaryen: 5 – Il voto dovrebbe corrispondere grosso modo ai secondi passati a guardare con stupore ed incredulità il tanto agognato trono. La sua vertiginosa caduta nella follia, embrione già durante le prime stagioni, viene lucidamente descritta da Tyrion nel corso di un tête-à-tête con Jon: la sottile linea che ha sempre separato la compassione dalla crudeltà è alla fine venuta meno, e tutto il fuoco a lungo covato ha purtroppo trovato espressione nello sterminio di Approdo del Re. Si trova a venire tradita dal nipote/amante/contendente, accasciandosi a pochi metri dalla ricompensa che si sarebbe aspettata per il suo lungo peregrinare. Da brividi il discorso tenuto alle proprie truppe in un apocalittico confronto con i fervidi discorsi di un altro dittatore della storia reale: esiste un vero limite tra liberazione e distruzione? Disappointed but not surprised

Verme Grigio: 4½ – È assetato di vendetta, e l’abbiamo capito. Sta dando libero sfogo a tutti quegli istinti repressi per anni e anni, e l’abbiamo capito. Sta anche svolgendo il compito assegnatogli dalla regina, e l’abbiamo capito. Ma è davvero onorevole passare a fil di lama dei prigionieri inermi ed ormai abbandonati al proprio destino? Dove si ferma il senso di dovere ed inizia il senso di onore? Il nostro caro soldato sembra averlo dimenticato. Decide infine di abbandonare quel mondo, che in poco è stato capace di strappargli la sua amata, per non farci più ritorno. Stop! They’re already dead

Edmure Tully: 4 – Scongelato per l’occasione, liberato chissà quando e da chi, riesce nell’intento di dimostrare, se ancora ce ne fosse bisogno, tutta la propria inettitudine. Il confronto con gli antenati ed i parenti del presente si fa spietato ed umiliante, ma lui sembra non farci troppo caso. Si propone come nuovo sovrano di Westeros, e questo fa già ridere così. Beh, un po’ lo scemo lo stai facendo

Rating VOX: 10“This is the end”, cantavano i Doors nel 1967. E questa volta siamo davvero giunti al termine di questo lungo cammino insieme. In questi otto anni abbiamo imparato cosa significhi giocare per possedere un trono, combattere contro degli esseri soprannaturali e volare sulle ali dei draghi. Ma abbiamo anche imparato il vero significato delle parole amore e dovere, che più di altre simboleggiano la vera essenza di Game of Thrones: quanto, ognuno di noi, è disposto a perdere pur di ottenere la propria ricompensa? Ma soprattutto, quanti di noi sarebbero capaci di scegliere tra amore e dovere? Perché, come afferma Jon, “Love is the death of duty”; ma soprattutto, come risponde Tyrion, “Duty is the death of love”. Ed ora la nostra guardia si è conclusa

A cura di Andrea Tenconi

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