Galeffi @ Circolo Ohibò ( Milano)

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Le prime parole sul palco dell’ Ohibò , Galeffi le pronuncia durante il soundcheck: “ssa, ssa. Forza Lazio. Ssa, uno due tre. Forza Lazio.” Ovviamente è ironico il cantante che si professa cuore giallorosso. Manco a farlo apposto, nell’oratorio accanto al circolo Arci di Via Brembo, si sta disputando un’accesissima partita di calcio tra ragazzini delle medie. Insomma, già alle 19:30 l’atmosfera si carica di poesia.

È però alle undici e un quarto che l’Ohibò esplode. Marco Galeffi intona Occhiaie e il pubblico risponde subito. Cantano e si muovono tutti a tempo. Tic toc, tic tac; proprio come le lancette del suo singolo che si baciano ad ogni ora.

Come tiene il palco Galeffi! Se nell’ascolto dell’album ci sembrava pacato e spensierato, live è tutt’altra cosa: sta alle tastiere, poi si alza, ondeggia e canta. S’attorciglia il cavo del microfono al collo in modo molto sensuale e non ha paura di guardare in faccia tutto il pubblico che lo osserva con totale ammirazione. Alza la voce e digrigna i denti, wow. Quando poi allarga le braccia sembra che voli sul palco, accompagnato dalle labbra canterine di tutti e dai suoi ritornelli travolgenti.
In definitiva: avevamo scritto timido e introverso. Beh, ce lo ritroviamo potente e trascinatore.

Si districa senza problemi tra i suoi grandi pezzi. Camilla, Puzzle e Tottigol, arrivando fino a Polistirolo. C’è il tempo anche per una cover. Galeffi sceglie Pop Porno de Il Genio riportandoci in un attimo a quando guardavamo Mtv e a quando quel singolo, insieme a Charlie Fa Surf dei Baustelle , facevano scoprire la scena indie italiana al grande pubblico. Era il 2008.

Già preannunciato sui social, è l’ospite Matteo Mobrici (cantante dei Canova); che sale sul palco al richiestissimo bis di Occhiaie, a fine concerto, e duetta insieme a Galeffi.
Poi i ringraziamenti, gli applausi e gli inchini. Il nuovo cantante romano non può che ritenersi felice e grato del calore milanese del suo primo concerto, come lo definisce lui, fuori dal raccordo anulare.

a cura di Giorgio Siciliano

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