Scorrevole e agghiacciante. Il piacere della lettura e la cruda denuncia: questo libro è un ossimoro che vive tra pagine di carta.

“Mi sa che fuori è primavera” è il nome del romanzo di Concita De Gregorio pubblicato nel 2015 da Feltrinelli, all’interno del quale la scrittura limpida e lineare della giornalista riesce a raccontare la tragedia di Irina Lucidi.

Irina ha origini italiane, vive in Svizzera ed è un avvocato di successo, moglie di Mathias e madre di Alessia e Livia. Vive dentro il quadretto della famiglia perfetta in cui ognuno ha il proprio ruolo e il copione della quotidianità è recitato alla perfezione. Tutto prosegue secondo i piani fino a quando l’ingranaggio si blocca e le imperfezioni cominciano ad emergere, ad ingrandirsi e ad evolversi fino a frantumare tutta la scena: la recita non funziona più.

La passione e l’entusiasmo dei primi anni scivolano via e lasciano il posto a mille incomprensioni quotidiane che inevitabilmente diventano silenzi e finiscono per erigere muri tra Mathias e Irina. La separazione è il passo successivo.

Tutto si riassesta, le strade si dividono e le bambine si trovano al centro. Due quotidianità diverse: due macchine diverse, due case diverse, due giorni per papà nel fine settimana, due per la mamma, due vacanze diverse in estate. L’ultima quella con papà, che decide di fare scomparire (forse) le bambine e di togliersi la vita.

Mathias viene trovato morto, le bambine, invece, sono scomparse. La notizia arriva all’improvvisa ad Irina, sola e immersa nell’afa estiva.

Fermi tutti. È forse un sogno? Blackout. Rewind.

La De Gregorio prende per mano Irina da un lato e il lettore dall’altro per iniziare questo viaggio in cui ripercorre tutta la vicenda.

La voce di una madre distrutta, immobilizzata dal dolore per la mancanza delle figlie che non si arrende mai. La rabbia di una ferita ancora aperta convive con la tenacia, con la pazienza di chi aspetta nonostante le ingiustizie e la solitudine. È la storia di una donna frantumata come un vaso di porcellana che riesce a trovare con fatica ogni pezzo di sé e a metterlo insieme, costretta dalla vita a trovare le forze per lottare e portare avanti la ricerca delle figlie.

Un thriller psicologico? Un romanzo epistolare? Memorie di una madre distrutta? È un po’ di tutto questo a venire mescolato in maniera molto abile in questo libro, così delicato e allo stesso tempo così profondo.

La volontà di raccontare accomuna queste due donne: raccontare per comunicare, per far conoscere alla gente, per non dimenticare. Raccontare storie che restino impresse sulla carta e nella memoria delle persone; storie che riescano a smuovere le coscienze, che ci facciano sentire meno soli nelle nostre battaglie, nelle disgrazie, perché nessuno ha il diritto di fermarsi per qualcosa che è davvero importante nella nostra vita, anche se questo vuole dire aspettare, protestare, senza mai abbandonare la speranza che riesce a mandare avanti la battaglia di una madre. “Mi sa che fuori è primavera” è proprio la storia di una madre, Irina, ma non solo. Irina vuole mandare un importante messaggio a tutti coloro che si trovano in questa stessa situazione e per i quali ha fondato Missing Children Switzerland, un’associazione in aiuto dei genitori di bambini scomparsi.

 

A cura di Agnese Ialuna

 

 

 

 

 

 

 

Commenti su Facebook
SHARE