Al Teatro Libero di Milano, in scena fino al 6 febbraio, Serena Nardi dirige Sarah Collu (e se stessa) nell’ardua impresa di raccontare Frida Kahlo attraverso le parole originali della celebre pittrice messicana, in un’intensa lotta tra la vita e la morte.

Cos’è:

Frida Kahlo che affronta se stessa. Serena Nardi mette in scena l’icona femminile dell’Arte del XX Secolo affidandola ai suoi stessi pensieri. Quelle che pronuncia l’ottima Sarah Collu, che interpreta con straordinario vigore la pittrice messicana, sono infatti le parole tratte dagli originali diari di Frida, frammenti estemporanei che ne ripercorrono la vita con la medesima intensità con cui è stata vissuta.

Stiamo parlando di un lascito letterario – il diario della Kahlo – scritto tra il 1944 e il 1954, durante i suoi ultimi anni di vita, che rappresenta una testimonianza essenziale nel cogliere i turbamenti e la complessità di una personalità intima e travagliata. Pensieri, poesie, pittura, una miscela esplosiva che, a ruota libera, racconta come sia riuscita ad affrontare una vita traboccante di tragedia e di tempestose relazioni, tra cui quella con il celebre Diego Rivera. Oltre a questo, non serve alcuna trama: c’è Frida sul palco.

Com’è:

Serena Nardi, oltre che a dirigere, si presenta anche sul palco, nel vestire i panni di una donna in abito scuro, valigia in mano. Come la più classica delle metafore, qui originale chiave di lettura di un biopic assolutamente innovativo, si tratta della Morte, che bussa alla porta dell’artista andando a prenderla per l’ultimo viaggio. Oltre alle due donne, una scenografia d’impatto. Enormi carte appese a stoffa rossa pendente dal soffitto. Sono immagini terribili, quasi sataniche, che racchiudono l’intera cronologia della vita di Frida e a cui quest’ultima si rivolge, nel tentativo di aggrapparsi a esse, perennemente indecisa se ancorarsi a sé o cancellare la memoria di ciò che è stato.

La morte, più che annullamento, è il lato oscuro della vita quando quest’ultima è ancora in auge, quella forza contraria che si nutre di dolore per rimuovere ogni spinta vitale. Sembra questo, il compito della donna in abito scuro. Ricordare, sbattere in faccia la realtà all’artista, non consentirle di dimenticare la sofferenza patita, come fosse una punizione eterna, per convincerla a partire con lei. Metaforicamente, siamo di fronte al conflitto che ha accompagnato eternamente l’artista messicana, quel duplice dilaniarsi tra vita e morte, tra sopraffazione ed energia vitale. Sarà forse l’arte, a darle la forza necessaria? E cos’altro è l’arte, se non l’universo interiore di Frida? Ma sarà sufficiente?

Perché vederlo:

A inizio proiezione, sulla parete di fondo, dove sono stati collocati dei quadri rivolti in senso contrario, viene proiettato un video inedito, realizzato da Vittorio Bizzi. Sono immagini reali, girate a Città del Messico. Alberi, vento, colori, la cucina, i pennelli, vestiti. Tutto ciò che apparteneva a Frida, direttamente da casa sua. La vera lei, dipinta sulle sue stesse tele, per una volta di nuovo bianche, mentre tutto intorno scorre e si impregna il rosso del sangue, così tangibile sul corpo e nella mente della donna.

Il filo conduttore dell’opera, d’altronde, è racchiuso già nel titolo scelto dalla Nardi: Vita di merda con pittura. Di per sé, siamo di fronte a uno spettacolo di difficile interpretazione, sia da parte delle attrici che da parte del pubblico. I testi, lasciati ampiamente fedeli agli originali, vengono liberati sul palco senza freni di sorta. La fedeltà al personaggio, e la verità del suo essere, sono per una volta centrali nel mondo della finzione.

Note a margine:

Apprezzabile, come sempre, il mettersi a disposizione del pubblico al termine dello spettacolo da parte di Serena Nardi e Sarah Collu. Io, sul momento, ancora preso a cercare di capire cosa avessi visto – chi avessi scorto – non ho alzato la mano per porre loro una domanda. Di certo, però, avrebbe potuto farlo la mia accompagnatrice, che ha passato la serata a chiedersi (e chiedermi) dove avesse già visto quella donna (ndr, Sarah Collu). Si è poi scoperto, qualche ora e sbadiglio più tardi, che l’attrice ha lavorato nel suo paese natio, in provincia di Varese, e che, la stessa, ha girato un cortometraggio insieme al compositore delle musiche (chapeau), Alessandro Cerea. Invito dunque (sono serio) Sarah e Alessandro: la mia amica si chiama Martina. Rimpatriata?

Frida K. Vita di merda con pittura.
Teatro Libero, Via Savona 10, Milano
da giovedì 1 a martedì 6 febbraio 2018
lun-sab h21, dom h16
Regia di: Serena Nardi
Cast: Sarah Collu, Serena Nardi
Coreografie: Lara Guidetti
Video: Vittorio Bizzi
Musiche originali: Alessandro Cerea

A cura di Federico Lucchesi

Commenti su Facebook
SHARE