È il 21 luglio e a Milano non fa caldo. O almeno non fa caldissimo. La notte prima ha diluviato, e ancora minaccia pioggia. Insomma, speravo in una giornata torrida per iniziare questo articolo con una battuta sul bisogno di qualcosa di fresco, e invece no. Tolto questo evidente disagio editoriale, perlomeno il Fresh Touch – A Wild Music Festival, a differenza delle edizioni scorse, si tiene con temperature piacevolmente al di sotto dei 70°C.

Il Magnolia ci accoglie in tutto il suo splendore con un re-editing dei palchi (tre) per accogliere la crew di illustratori, fanzines e artisti che scaldano i motori in attesa dell’inizio della musica.
Alle otto si parte con gli showcase dei talenti digital: lo shoegaze di Bart Olini e Puertonico calcano il Park stage mentre ai cancelli sempre più gente sbiglietta e varca le porte del festival. Un’oretta dopo Masamasa inaugura il secondo palco, curato dai ragazzi di WOW Roba fresca a Milano. Il live è carico e sicuramente non si sente a disagio sul palco, forse però il pubblico è ancora troppo poco e il cielo troppo chiaro per sentirsi ancora davvero nell’atmosfera. Una coppia di ragazzi gasatissimi canta ogni canzone, e ogni tanto riescono a partire dei cori per i ritornelli di “Contento“.


La situazione si fa molto interessante con il live di Generic Animal che presenta il suo disco emo-trap uscito a sorpresa a cinque mesi di distanza del suo esordio di gennaio. Emoranger suona strano in cuffia, ma vedere Luca Galizia solo sul palco con un microfono e un’elettrica rende decisamente bene l’idea. È obiettivamente uno di quelli che usa nel modo più creativo l’autotune in Italia, molto più come uno strumento da suonare (con una voce già perfetta) che un filtro per modificarsi e correggersi.La svolta quasi trap degli ultimi mesi comunque non cancella il fatto che appunto qualche mese fa fosse uscito Generic Animal, un album self titled di pezzi più acustici che non. Alcuni pezzi ci vengono suonati, anche se la premessa è di essere stato obbligato a farli. E anche se l’effetto è ottimo – ci stava pure Camihawke che se le cantava tutte – l’impressione è comunque quella di un artista che ha cercato una strada diversa e parallela che ha poco a che fare col suo passato.

Mentre Generic conclude un concerto promosso praticamente a pieni voti, l’esercito di zanzare sopra il Magnolia diventa sempre più agguerrito e gli autan vengono fatti girare più delle cannette tra i quindicenni. Un poco di silenzio e si accendono finalmente le luci del Main Stage (lo stesso del MiAmi, per capirsi) che viene aperto dai Selton. È passato quasi un anno dall’uscita del loro ultimo album e gli italo-brasiliani di Loreto sembrano sempre più la versione estiva di Michael Bublé, con un live in camicie hawaiane e corone di fiori che è perfetto per un pubblico che ascolta all’aria aperta con birretta ghiacciata in mano e che probabilmente nelle date invernali non ha reso così tanto. Ma la gente del Magnolia è giustamente presa bene e il concerto scorre tranquillo tra saudade e salamelle, quando ormai le zanzare sono in ritirata e si può stare tranquillamente fuori.

Le luci si accendono per il cambio palco e poco dopo arrivano in scena i Bud Spencer Blues Explosion, aka Adriano Viterbini e Cesare Petulicchio, chitarra e batteria romane. Un gruppo che oltre ad avere il nome più bello di sempre riesce anche a suonare un blues dannatamente figo e nuovo per essere del 2018. I pezzi vengono presi da una discografia di oltre dieci anni che termina con l’uscita in magio del loro album Vivi Muori Blues Ripeti, una bomba che forse è passata momentaneamente sotto i riflettori ma merita decisamente di essere ascoltata, e ascoltata live. L’esperienza dei due musicisti è grande e risalta tantissimo in un panorama nazionale che soprattutto ultimamente spinge invece molto di più l’acceleratore su scelte che privilegiano i testi e i cantati rispetto alla musica suonata vera e propria. Discesa di rito dal palco col ultimi due bis, dopodiché il duo si ritira definitivamente nel backstage.

Mentre sul palco principale inizia il dj-set di Akeem of Zamunda, su Milano – sicuramente sul Magnolia – l’aria è ormai decisamente rinfrescata. C’è tempo per un’ultima birra, due salti e magari una pizza ai tavoli dell’area food prima di tornare a casa e, prima di dormire, capire che stasera siamo tutti più fresh di ieri. Molto più fresh.

 

A cura di Diego Maroni
Foto di Silvia Macini

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