Fool Moon: Rebelle

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Rebelle: quando l’inferno interiore è il più difficile da combattere

Martedì 28 marzo si è tentuto il cineforum di Fool Moon e la scelta di questa settimana è ricaduta su Rebelle.

Si ispira alla difficile situazione presente in Congo il regista canadese Kim Nguyen quando, nel 2012, realizza il film che sarà poi tra i protagonisti della 62esima Berlinale: Rebelle (War Witch). Un film che sfrutta il racconto del difficile passaggio dall’infanzia all’età adulta per toccare temi non facili da affrontare e per dipingere le contraddizioni di un continente che, sebbene racchiuda un’infinità di anime e storie, difficilmente si schiude sugli schermi della settima arte (o, se lo fa, a noi resta poco noto).

Komona ha 12 anni quando inizia a raccontarci la sua storia, una storia che si articola in tre atti, tre grandi capitoli che seguono l’età della protagonista (12, 13, 14 anni) e che si dispiegano in 90 minuti di grande forza visiva ed emotiva. Tutto parte la mattina in cui Komona viene brutalmente strappata dal suo mondo da parte di un gruppo di ribelli. Strappata da una quotidianità, dagli affetti dei cari e dalla sua infanzia. Ad accompagnarla di qui in avanti saranno solo i fantasmi del passato, morbosa visione che accompagnerà Komona fino alla resa dei conti finale con sé stessa e la sua nuova vita. Ecco quindi un addio fatto senza prove generali, traumatico, che diviene propedeutico all’accogliere nuovi valori e nuovi idoli. Una volta resa soldato ribellle, Komona (come gli altri ragazzi) avrà nel proprio fucile, nelle armi, i suoi nuovi “genitori”.

rebelle

Accanto alla dimensione cruda e reale, che si traduce a livello di linguaggio cinematografico in un uso della camera molto vicino allo stile documentaristico, Nguyen affianca (e forse qui sta il vero passo in più) una dimensione onirica e molto fiabesca. Komona infatti, assediata da visioni di fantasmi, sarà subito indicata come “strega” utile alle vittorie dei ribelli, divenendo una sorta di amuleto per il Grande Tigre (questo il nome del capo dei sanguinosi soldati). Questa sua diversità sarà poi ciò che permetterà a Komona di trovare la vera speranza in una realtà-incubo, ossia conoscere Magicien, ragazzo albino anch’egli additato a stregone e con cui nascerà presto una storia di amore. Un amore che diventa una fuga dal mondo di odio in cui i due sono stati violentemente inseriti, e che si traduce con una fuga fisica alla ricerca del leggendario gallo bianco. Un gallo bianco che è raro, come rara sembra essere la sincerità del rapporto tra questi due “stregoni” la cui componente più “mentale” sembra forse essere l’unica vera arma per combattere la polvere da sparo.

Amore e guerra, morte e vita, carne e mente. Sono solo alcuni dei dualismi Nguyen trasfigura nella storia di Kumona e che si intrecciano e richiamano per tutta la durata della pellicola. La guerra dei bambini soldato è protagonista ma fino ad un certo punto, forse più importanza viene data alle conseguenze che una guerra imposta può avere su un bambino, sul sostituire un fucile ad un orso di pezza. A questo proposito sarebbe interessante vedere (parlo per la sottoscritta che ancora non ne ha avuto occasione) il film prodotto e distribuito quest’anno dal re dell’Home Video Netflix, ossia “Beasts of No Nation”, lavoro del regista Cary Fukunaga e tratto dal romanzo dello scrittore statunitense di origine nigeriana UzodinmaIweala sempre sul tema dei bambini soldato africani.

Resta il fatto che il regista canadese riesce a impregnare una storia tanto tragica di grande bellezza e, sebbene il mondo portato sullo schermo possa sembrarci molto distante dal nostro, il nodo allo stomaco si fa sentire prepotente.

A cura di Martina Zerpelloni

Il prossimo film sarà giovedì 6 aprile: FOOL MOON • Le Sel de la Terre (Free Entry Cineforum)

 

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