FONDAZIONE PRADA, REINVENTARE SPAZI

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A cura di Virginia Battaglini

La volontà di rinnovarsi, di reinventarsi, abbracciata dalla Fondazione Prada negli ultimi anni continua a svilupparsi attraverso il progetto di riconfigurazione degli ambienti. Inaugurata il 9 maggio scorso, la nuova sede ha trovato spazio all’interno di una vecchia distilleria costruita negli anni dieci, oggi oggetto di un totale restauro e trasformazione che coniuga gli edifici preesistenti, post-industriali, con tre nuovissime strutture realizzate in cemento, ferro e vetro, rivestite in travertino nero e illuminate a giorno. Colori scuri, eleganti, contrastano fortemente con il bianco e il grigio, creando un ambiente molto (forse un po’ troppo?) “chic”, ma che di per sé vale il prezzo del biglietto per la sua spettacolarità e la sua ricchezza.

Gli spazi espositivi, estesi per circa 11.000 mq, si distribuiscono in una serie di strutture autonome affacciate sul cortile interno, su cui si erge un volume originale della distilleria, oggi rivestito di uno strato di foglia d’oro: è la torre “Haunted House” (Casa degli spiriti), la parte più interessante del percorso e sede delle singolari installazioni permanenti di Robert Gober e Louise Bourgeois, articolate in una serie di intimi ambienti separati nei vari piani dell’edificio.

Concettualmente la visita alla Fondazione inizia nella galleria (più un corridoio, a dire la verità), che ospita un allestimento comunque affascinante di opere d’arte contemporanee, nato dal dialogo tra Miuccia Prada e Germano Celant, e sfocia nell’immenso spazio finestrato del Deposito. Completano l’esperienza il “Podium”, la zona più riccamente rivestita, attualmente ospitante l’eclettica mostra di Salvatore Settis “Serial Classic”, una seconda galleria e altri due corpi autonomi (un cinema, che al momento proietta un documentario recente di Roman Polanski, e la “Cisterna”, l’ampio spazio tripartito che conteneva i serbatoi dei distillati, in cui a rotazione verranno esposte tre singole opere della collezione Prada).

Molto suggestiva, e difficile da trovare per la mancanza di indicazioni adeguate, l’installazione permanente “Processo Grottesco” di Thoman Demand, nei sotterranei del cinema; una vera e propria ricostruzione, partendo dall’immagine di una cartolina, di una grotta dell’isola di Maiorca, sagomata grazie alla stampa computerizzata.

Per concludere, impossibile non citare il Bar Luce, la caffetteria del complesso, progettato dal famoso regista Wes Anderson nel più riconoscibile dei suoi stili (lo stesso che ha portato il suo “Grand Budapest Hotel” ad ottenere un Golden Globe e quattro Oscar durante gli scorsi Academy Awards, per intenderci).

Si legge, nella mission della Fondazione: “Inviteremo persone diverse a offrire nuove interpretazioni e a cercare idee fin ora inesplorate: curatori, artisti, architetti, ma anche scienziati e studenti, pensatori, scrittori.” In effetti, ricapitolando: Miuccia Prada, Salvatore Settis, Germano Celant, Wes Anderson, Roman Polanski. Aggiungiamo Rem Koolhaas, a capo del progetto architettonico dello studio OMA che ha ridefinito la location. Un gruppo particolarmente ricco, in cui rappresentanti di ogni campo esprimono la loro disciplina in autonomia, ma con l’obbiettivo unico di farle coesistere, per generare risonanze e sinergie culturali imprevedibili.

Zona Lodi T.I.B.B. (Largo Isarco, 2); aperta tutti i giorni dalle 10 alle 21.

 

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