FINISTÈRE & PLASTIC MADE SOFA: LIVE REPORT

1122

A cura di Stefania Fausto

Una bicicletta rossa che spunta dall’alto di una colonna, una figura in bianco e nero con al centro uno schermo luminoso dove c’è una riproduzione di un cuore che batte a suon di ritmo cardiaco, sedie fai-da-te con pancali e cuscini colorati e altre stravaganze alternative: ecco come appare lo Spazio Senza Tempo di Milano. Nel momento in cui entri in quel mondo non vorresti fare altro che prendere spunti da poter riprodurre nella tua camera per ricreare quel luogo un po’ naif.

Sabato 7 febbraio, da un morbido divano e con un bicchiere di vino in mano abbiamo ascoltato e vissuto le emozionanti voci dei Finistère prima, e dei Plastic Made Sofa poi, in una serata organizzata da “NOWORDS?”.

Le danze sono aperte dai Finistère e dalle note travolgenti di Stella. Uno dietro l’altro suonano i brani del loro primo album Alle Porte della Città, passando da un sound e testi più incalzanti come Oh oh, Pronti alla Rivolt, Guai a Te, a melodie più morbide come Sfida, SoffocaWho Loves the Sun e Non Pensi a Niente.
E come sempre non siamo rimasti delusi dalla loro coinvolgente esuberanza, tanto che c’è stata una piccola sorpresa per il pubblico: li ha raggiunti sul piccolo e intimo palco il loro amico e cantante dei Pocket Chestnut, Tommaso Vecchio, accompagnandoli in una delle loro canzoni e cantando per la prima volta in italiano. Ecco quando la musica riesce a fare l’impensabile. Purtroppo il tempo non ci ha permesso un bis.

Subito dopo è la volta dei Plastic Made Sofa. Il gruppo inizia a suonare sulle note di Life in Fiction, brano tratto dal loro album d’esordio Charlie’s Bondage Club. Alternano tracce sempre tratti da questo album quali Lady, Candy, Always The Same Hello ad altri del loro ultimo lavoro autoprodotto Whining Drums come Midnight in Remada, Try to be a Woman e Noodles For Breakfast, fino a regalarci inediti come Girl e cover di grandi artisti (Ring Of Fire di Johnny Cash, Norwegian Wood dei The Beatles, See Emily play dei Pink Floyd, Paint it Black e Sympathy for the Devil dei The Rolling Stones). La peculiarità di questo live è data dal suono acustico delle loro canzoni. Le loro tonalità ricordano un pop psichedelico degli anni ’60, stile Beatles, mantenendo tracce new wave e world pop. Non si fanno mancare nulla, nemmeno strumenti particolari come il sitar che dà quel tocco in più di orientaleggiante.

Insomma, una giornata come le altre è finita nel miglior modo che ci si poteva aspettare: ottima musica e in compagnia di amici.

Commenti su Facebook