Find my phone: Il grande fratello Orwelliano non è poi così lontano

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Mentre aspettiamo con ansia i nuovi episodi di Black Mirror, potremo ingannare l’attesa con il cortometraggio/documentario di Anthony van der Meer, giovane regista olandese, intitolato Find my phone.

Perché l’accostamento con Black Mirror? Semplice, come possiamo intuire dal titolo il corto narra la storia del furto di un cellulare vista attraverso gli occhi la fotocamera. Tutto inizia quando Anthony viene derubato del proprio telefono perdendo e rendendo alla mercé del ladro tutti i suoi dati sensibili – da qui l’idea del corto – ripercorrere la vita di un telefono rubato. Dopo aver acquistato un device android, Anthony monta su di esso una versione modificata di Cerberus, uno spyware che anche dopo una formattazione dello smartphone continua a funzionare, aiutando il ragazzo tramite un computer a monitorare gli spostamenti del suo telefono.

Anthony cerca di farsi fregare il telefono a Rotterdam ma stranamente non ci riesce, nessuno si avvicina ad esso e anzi, molte persone lo fermano per dirgli di stare attento allo zainetto contenente lo smartphone. Il prossimo tentativo viene fatto ad Amsterdam, in metro: questa volta senza pazientare troppo riesce con facilità a farsi derubare. La storia può adesso iniziare, attraverso un montaggio frenetico di momenti, luoghi, situazioni, Anthony può iniziare a rapportarsi, seppur unilaterlamente, con il ladro all’oscuro di tutto. Il furto viene compiuto al contrario, il ladro diventa il derubato, seppur non di qualcosa di materiale ma bensì della privacy, della riservatezza.
Anthony sa qualsiasi cosa di lui: il numero di telefono, la posizione e conosce perfino la sua voce e il suo volto, che incrocerà anche per strada scambiando con esso una semplice occhiata che ci farà scorrere un brivido lungo la schiena per qualche secondo.

Ci troviamo difronte un esperimento sociale diverso dai soliti, che indaga attraverso gli occhi di un oggetto come lo smartphone che è diventato oramai fondamentale per qualsiasi persona, con la quale siamo entrati in simbosi attraverso lo stesso smartphone però possiamo essere privati con facilità della privacy, senza accorgercene, senza esserne consapevoli. Il futuro, quel Grande Fratello ipotizzato da Orwell con 1984, forse, è già tra noi. E abbiamo paura.


a cura di Ennio Cretella

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