Lo scorso marzo a Milano si è tenuto il 29° Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina. Un progetto esclusivamente milanese, che dal 1991 a oggi propone una rassegna di corti o lungometraggi cercando d’infondere il più possibile il forte spirito culturale che possiedono questi continenti. L’organizzazione del FESCAAAL è l’unico rappresentante italiano che basa la propria programmazione su tematiche inerenti a questi paesi, insieme a soli altri 2 enti in Europa, ricoprendo una certa posizione di nicchia per quel che riguarda il mondo dei festival indipendenti. I premi in concorso sono 3 (più altri premi extra, a cui però non viene corrisposta nessuna cifra in denaro):

  • CONCORSO LUNGOMETRAGGI “UNA FINESTRA SUL MONDO”: premio Comune di Milano al miglior lungometraggio.
  • CONCORSO CORTOMETRAGGI AFRICANI: premio al miglior cortometraggio africano.
  • CONCORSO EXTRA: premio al miglior film del concorso extra.

Quest’anno i vincitori sono stati: Liu Jie con Baby, per il concorso Una Finestra Sul Mondo; Meryam Joobeur con Brotherood, per il concorso cortometraggi africani; Salvatore Allocca con La Gita per il concorso extra.

Baby è la storia struggente di una giovane donna contro il sistema, mostrando in maniera piuttosto nitida la tragedia dell’abbandono dei bambini in Cina. Brotherood mira a risaltare le contraddizioni del mondo islamico, mentre La Gita è una storia improntata molto sulla giovinezza ma dai caratteri molto delicati. La premiazione è presieduta ogni anno da giudici provenienti dai continenti protagonisti del festival, con a presiedere quest’anno, come capo di commissione, Bushra Ahmed Abdalla Rozza, attrice e conduttrice egiziana che vive nel Regno Unito.

Naturalmente, ve lo stiamo presentando molto sinteticamente ma la portata di spunti e osservazioni interessanti sulla cultura e sul mondo non è da sottovalutare per niente, invitandovi a parteciparvi l’anno prossimo se quest’anno avete toppato. Noi di Vox ci siamo stati e vi mostriamo qui una rassegna fotografica del festival.

 

A cura di Edoardo Marcuzzi

PH: Federica Vergani

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