Feelm: quando ho voglia di…romanticismo

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A cura di Vincenzo Pascarella

Dopo i brividi dovuti alle atmosfere calde di Balde Runner e il freddo di questi giorni prossimi al Natale, mi è venuto da pensare che forse un po’ di calore in più non farebbe male. Anche se di solito non sono affine ai film che raccontano di storie d’amore, ho pensato che delle belle storie romantiche fossero l’ideale per iniziare questo Dicembre, cercando quindi tra i miei film preferiti ho preso i tre film del genere che più mi sono piaciuti nonostante il tema trattato. Per questo nuovo appuntamento di FEELM, quindi, ecco a voi le tre storie d’amore che più mi hanno colpito e emozionato:

Gli amanti del Pont-Neuf: Nel 1991 fu il film più costoso del cinema francese arrivando, però, solamente 34esimo nella classifica degli incassi e guadagnandosi la fama di grande flop. 24 anni dopo credo di poterlo definire come uno dei più bei film romantici da me visti, un ritratto postmoderno dell’angoscia amorosa di due giovani che scappano dalla vita per incontrarsi entrambi, su di un ponte – da sempre simbolo del romanticismo adolescenziale e non solo – nella città dell’amore, Parigi. Leos Carax ci mostra lentamente due tipi diverse di sofferenze: prima quella fisica e poi una più profonda, dovuta al logoramento di qualcosa di più importante di un osso, che si concretizza con la perdita della persona amata e il desiderio di altro dolore fisico come forma di attenuazione. Un amore espresso anche verso l’arte, verso l’immagine, espresso non solo tramite la storia della protagonista, ma anche e soprattutto attraverso l’estetica stessa del film che, senza alcuna pomposità, riesce ad essere estremamente poetica e allo stesso tempo sporca, proprio come la storia d’amore dei due protagonisti.
“Se amate qualcuno domani gli direte il cielo è bianco oggi se sono io risponderò ma le nuvole sono nere, così sapremo che ci si ama”.

Ubriaco d’amore: Paul Thomas Anderson lo aveva detto: “Il mio prossimo film sarà una commedia romantica con Adam Sandler” e tutti gli risero dietro, qualche anno dopo uscì questo film e ci furono solo applausi quando il regista venne chiamato sul palco del festival di Cannes per ricevere il premio alla miglior regia. Ispirato ad una storia vera, questo è il film più corto e più leggero del regista americano, ma allo stesso tempo – a parer mio – quello più sperimentale e sincero. La fotografia ci acceca fin da subito con raggi di luce puntati dritti sulla macchina da presa, una luce fortissima che avvolge il protagonista coprendo tutto lo sfondo, nonostante la sua vita paradossalmente “buia” dovuta ad un lavoro metodico e la presenza ingombrante di 7 sorelle che lo hanno portato ad avere un atteggiamento passivo che a volte scoppia in feroci attacchi d’ira. D’un tratto, però, la luce sembra entrare anche nella sua vita, e da lì inizia una bizzarra lotta per mantenerla, e all’improvviso non è più la fotografia che ci acceca.
“Ho l’amore nella mia vita. E questo mi rende più forte di quello che tu possa immaginare”.

Manhattan: Espressione di un amore cerebrale e logorroico ma allo stesso tempo sincero, quello di Allen, verso tutte le sue donne, grandi e piccole, verso le sue perversioni sia fisiche che intellettuali, ma, soprattutto, verso una città che non potrà mai smettere di amare. Nulla potrebbe essere più romantico dell’unione tra la poesia dell’immagine (rigorosamente in bianco e nero) e il nichilismo politicamente scorretto di un omino di mezz’età che ha passato gran parte della sua vita in piedi sui palchi dei locali di cabaret, ed infatti è questo – insieme al precedente Io & Annie – ad essere la massima espressione del cinema del tanto caro Woody, che sicuramente non ha bisogno di altre presentazioni.
“Perché vale la pena di vivere? È un’ottima domanda… Be’, ci sono certe cose per cui vale la pena di vivere… Per esempio, per me… Uff, io direi… Il vecchio Groucho Marx, per dirne una… e Joe Di Maggio… Il secondo movimento della Sinfonia Jupiter… Louis Armstrong, l’incisione di Potatohead blues… Sì, i film svedesi, naturalmente… L’educazione sentimentale di Flaubert… Marlon Brando, Frank Sinatra… Quelle incredibili mele e pere dipinte da Cézanne… I granchi da Sam Wu… Il viso di Tracy…”

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