Ogni storia, tramandata da generazione in generazione, contribuisce ad arricchire un immenso cratere di leggende, miti e aneddoti su creature magiche, mostri della più iniqua sorte e superstizioni molto spesso ricorrenti nella vita di tutti i giorni, dai cartoni propinati ai più piccoli alle metafore colorite degli uffici lavorativi.

Molto spesso si sottovaluta il forte impatto che il patrimonio culturale folkloristico esercita nell’arte cinematografica: ogni buon regista che si rispetti ne è consapevole e ha sempre reso giusto onore alle tradizioni.

Quelle che Vox oggi vi propone sono tre capolavori del proprio genere, ognuno con le proprie stelle del cinema e le proprie leggende ispiratrici, prodotti tutti negli anni Novanta:

1. Dracula di Bram Stoker (1992): annoverato tra i film migliori di Francis Ford Coppola in assoluto, non è certo la prima versione cinematografica a portare sul grande schermo il vampiro più celebre di tutti i tempi, nato dalla penna dello scrittore Bram Stoker (è infatti celebre anche il muto “Nosferatu il vampiro” di Murnau). Eppure il conte Vlad di Transilvania, che dopo la morte della sua amata e aver rinnegato Dio si trasforma nel sanguinario e vendicativo Dracula, stavolta viene interpretato da Gary Oldman (Léon, Air Force One, Harry Potter e il prigioniero di Azkaban) in una delle performance migliori della sua intera carriera, affiancato da un cast di tutto rispetto composto, tra gli altri, da Keanu Reeves, Winona Ryder, Anthony Hopkins. La storia emozionante da sola non basterebbe: aggiungendo le atmosfere cupe da “dandy” e le celebri musiche (talmente celebri da risuonare nei momenti televisivi di “suspense” insieme alle colonne sonore di Dario Argento), Coppola è riuscito pienamente nel suo intento di dare vita a una delle storie più spettrali e intense della tradizione.

Feelm: oggi mi sento... mitologico

Gary Oldman e Winona Ryder in una scena del film

2. Frankenstein di Mary Shelley (1994): una delle più alte espressioni del cinema di Kenneth Branagh è rappresentata proprio da questo film. Il cineasta britannico, famoso soprattutto come studioso e interprete dei più grandi capolavori shakespeariani sia a teatro che al cinema, dimostra ancora una volta la sua profonda conoscenza della letteratura classica con questa trasposizione della storia del celebre dottor. Frankenstein e della sua Creatura nati dalla penna della scrittrice Mary Shelley. L’inventore ambizioso e intelligente è qui interpretato dallo stesso Branagh, la fidanzata di lui dalla sempre elegante Helena Bonham Carter, mentre la Creatura a cui dà vita è niente di meno che Robert de Niro, capace di regalare emozioni persino senza molte battute e con il volto orribilmente deturpato: insomma, vederlo è più che doveroso.

Feelm: oggi mi sento... mitologico

Kenneth Branagh nei panni del dottor. Frankenstein

3. Wolf – La bestia è fuori: il nome giustamente noto di Jack Nicholson risuona perentorio nella testa di qualunque cinefilo degno di essere chiamato tale. Impossibile dimenticarlo come Jack di Shining, il Joker di Batman, per le sue performance polimorfiche che dagli anni Sessanta lo hanno consacrato come una delle più grandi stelle del cinema di tutti i tempi, in grado di recitare in qualsiasi film, con qualsiasi regista e in qualsiasi ruolo. Meno nota, forse, ma altrettanto spettacolare è la sua interpretazione del caporedattore Will Randall che, morso da un lupo, acquisisce una forza notevole, migliorando le sue capacità sensoriali e venendo a conoscenza di una parte della sua vita che ignorava. A dirigere il film ci pensa Mike Nichols, mentre a far compagnia sul set al caro Jack vi sono anche Michelle Pfeiffer e un giovanissimo James Spader (Red della nota serie tv The Blacklist) nella parte del belloccio e presuntuoso antagonista. Sorprende non poco pensare come, con la sua età, Nicholson sia comunque riuscito a interpretare un agile licantropo… ma quando vi sono stelle di un certo calibro, effettivamente, certe domande sono davvero superflue.

Feelm: oggi mi sento... mitologico

Jack Nicholson in una scena del film

a cura di Luca Mannea

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