Feelm: oggi mi sento… italiano (e acculturato)

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Il nostro paese, l’Italia, possiede un patrimonio storico-culturale in ogni sua sfaccettatura: è un dato di fatto.

Partendo dall’Antica Roma (SPQR in saecula saeculorum), attraverso le vite dei padri della nostra lingua (un “semplice” Dante Alighieri), gli artisti rinascimentali, i grandi letterati dell’età moderna, i combattenti delle grandi trasformazioni della nostra nazione, fino ad arrivare alle silenziose bandiere dei nostri anni: abbiamo abbastanza materiale per produrre film colossali, di denuncia, raffinati, spietati. Siamo in possesso di una “Hollywood culturale” talmente ampia da far impallidire l’intera industria cinematografica anglosassone; eppure Il Gladiatore, Spartacus (tra Kubrick, remake e serie tv), The Borgias (rabbrividisco al solo pronunciarlo), Da Vinci’s Demons e molti altri non sono certo di produzione nostrana.

Qualcuno ci prova, di tanto in tanto, a far emergere questa nostra peculiarità: eppure, nessuno riconosce questo impegno, questa dedizione, questa riscoperta; dopotutto, perché creare altri spazi quando si sta così bene dentro la bolla protettiva ed economica della commedia all’italiana e degli stereotipati accenti milanesi, romani, napoletani e siciliani?

Ecco perché oggi vi consigliamo tre film nostrani. Non si tratta, tuttavia, di grandi capolavori conosciuti da tutti; al contrario, vogliamo dare luce a pellicole recenti e più di nicchia, nella speranza che possiate anche voi sentirvi sempre più orgogliosi di essere italiani e sempre più coscienti delle grandi risorse che potrebbero fare del nostro cinema un primus inter pares.

  • Fai bei sogni (2017) di Marco Bellocchio

Feelm: oggi mi sento... italiano (e acculturato)

Pellicola fresca d’uscita, diretta dall’esperto Marco Bellocchio e con protagonista un ottimo Valerio Mastrandrea, racconta la storia (ispirata all’autobiografia di Massimo Gramellini) di un bambino di 9 anni, Massimo, nella Torino degli anni ’60: il piccolo, accanito tifoso del Torino, si trova ad affrontare la tragica morte della madre e l’ultimo ricordo che ha di lei è una buonanotte augurata con un «fai bei sogni». Dopo molti anni, l’oramai affermato giornalista Massimo non conduce una vita facile tra amici in difficoltà, ricordi d’infanzia e impegni professionali. D’improvviso il suo lavoro lo porta a rispondere a una lettera inviata da un lettore, nella quale un certo Simone dichiara di odiare la propria madre. D’un tratto i ricordi mai del tutto chiariti del giornalista, il rapporto conflittuale portato alla luce da Simone, la commozione nel trovare una risposta adatta per quest’ultimo, portano Massimo a dubitare di ciò che realmente sa sul suo passato.

  • Alaska (2015) di Claudio Cupellini

Feelm: oggi mi sento... italiano (e acculturato)

In una storia tragica, ma allo stesso tempo molto delicata, sono i protagonisti a dare carattere e concretezza alla storia, e questo film ne è un esempio. Fausto (interpretato da un Elio Germano sempre in ottima forma) e Nadine (interpretata da Àstrid Bergès-Frisbey, l’impavida “Serena” di Pirati dei Caraibi – Oltre i confini del mare) si incontrano casualmente a Parigi. Lui italiano, lei francese, sognano entrambi un futuro migliore. Si dispiega, da un iniziale innamoramento, un insieme di vicende rocambolesche che vedono i due giovani rincorrere i loro desideri, affrontando le sfide della vita con un certo coraggio; eppure l’acquisto del locale milanese Alaska vede le ambizioni dei due innamorati scontrarsi furiosamente, facendoli allontanare sempre più per colpa di occasioni mancate, tradimenti e una degenerata lotta per l’affermazione di sé in una società che non permette altro che il bivio perenne tra egoismo e amore verso l’altro: quale prevarrà?

  • La ragazza del mondo di Marco Danieli (2016)

Forte della vittoria al David di Donatello 2017 per il miglior regista esordiente, possiamo definire questo film come “fuori dalle righe”, così come capita sempre quando si tocca un argomento delicato come la religione. Viene pertanto raccontata la storia dell’adolescente Giulia e del suo rapporto con la famiglia, tutti Testimoni di Geova. A causa delle rigide regole religiose, a lei così come agli altri, non è permesso avere relazioni sentimentali con chi non fa parte della comunità. Come poteva cambiare la situazione se non quando, nel mentre del ben noto proselitismo, conosce un ragazzo di cui si innamora? Ed ecco che la ragazza sarà costretta a scegliere tra i sentimenti e le imposizioni: la soluzione? Non troppo semplice come sembra.

E se, oltre a questi film decisamente particolari, continuassimo a percorrere questa strada? Se, ad esempio, Il Giovane Favoloso fosse solo il primo dei tanti tributi ai nostri illustri connazionali? Potremmo forse avere un Oscar al pari di Sorrentino e tutti gli altri?

a cura di Luca Mannea

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