Bentornati con una nuova puntata del nostro Feelm: per i più appassionati, all’indomani dell’NBA All-Star Game, proponiamo una nostra speciale to-watch list di film sulla pallacanestro. E quali sono i vostri preferiti?

SPACE JAM

Prendete alcuni dei più grandi giocatori di basket degli anni Novanta, tra cui Michael Jordan, Charles Barkley e Pat Ewing, e mettetegli attorno un ottimo cast, guidato da Bill Murray e Wayne Knight. Poi aggiungeteci i Looney Tunes, con Bugs Bunny, Daffy Duck e compagnia bella. Cosa otterreste? Semplice, Space Jam! Un film a tecnica mista, che quindi mescola attori in carne ed ossa a dei personaggi animati, che ha davvero segnato una generazione. Non si parla di capolavoro, ma di un qualcosa che è entrato prepotentemente nell’immaginario comune: è il periodo del 1995-1996, e Michael Jordan si è appena ritirato dal basket giocato. Cosa di meglio, quindi, che comunicare il proprio rientro che un film del genere? Il salvataggio della Terra, dei Looney Tunes e del “talento” dei suoi colleghi avviene con la sconfitta dei Monstars, un gruppo di alieni guidati dal terribile Mr. Swackhammer, il proprietario di un luna park spaziale intenzionato a catturare i Looney Tunes per farne una nuova attrazione.

Ah, segnatevi sul calendario la data del 16 Luglio 2021. Il perché? Space Jam 2, con Bugs Bunny e nientepocodimenoche LeBron James, nelle vesti di nuovo salvatore dei cartoons.

 

GLORY ROAD

1965, Università di El Paso, Texas. Si tratta, ovviamente, di una storia vera: quella di una squadra di giovani ragazzi, i Texas Western Miners, che riuscirono nell’impresa di vincere il Torneo NCAA, il torneo collegiale di basket. Ma non è tanto questo ad aver fatto la storia: la Storia, quella con la S maiuscola, la scrisse l’allenatore Don Haskins, che decise di far giocare la finale ad una squadra di soli afroamericani. La portata sociale di una scelta del genere fu “devastante”, tanto che da quel momento, probabilmente, si comprese la maggiore atleticità e fisicità degli afroamericani, cosa che fece la differenza negli anni a seguire. Ma soprattutto, la profonda critica che risiedeva in tale scelta, che rese leggendaria questa squadra ed il suo allenatore. Cui oggi è dedicato l’impianto da gioco dell’Università del Texas di El Paso.

 

HE GOT GAME

In un colpo solo, Spike Lee, Denzel Washington e Ray Allen, stella nascente nel panorama della NBA. Un film crudo e forte, che ha saputo colpire nel profondo sotto diversi punti di vista: lo sfruttamento dei giovani atleti nel mondo collegiale della NCAA, le difficoltà di crescere nel ghetto senza l’aiuto dei genitori, il tentativo di valorizzare al massimo il proprio sconfinato talento cestistico. Sì, perché di talento Jesus Shuttlesworth ne ha parecchio (e quel soprannome rimase sulle spalle di Ray Allen ben oltre il film). Il tentativo del padre Jack di farli scegliere il college di cui il governatore dello stato è grande tifoso si trasforma nella possibilità di recuperare un rapporto ormai logoro: la condanna per la morte della moglie, l’abbandono dei figli, il disperato tentativo di dare un senso alla propria responsabilità. Ma anche la fine delle illusioni giovanili per puntare veramente verso il proprio futuro: perché quel nome ingombrante, Jesus, è in realtà una dedica del padre a The Black Jesus, ovvero Earl Monroe, suo idolo giovanile. Perché il basket, alla fine, era sempre stato nel suo destino.

 

A cura di Andrea Tenconi

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