Feelm: oggi mi sento memore

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La notte tra il 9 e il 10 novembre 1938 è nota come La notte dei cristalli (in tedesco Kristallnacht), titolo che racconta metaforicamente gli atti di violenza avvenuti quella sera in Germania, che provocarono la morte di centinaia di persone, alla distruzione di più di mille sinagoghe e di oltre 7500 negozi gestiti da ebrei. Fu uno degli episodi più volenti della storia dell’umanità, espressione dell’odio nazista verso i giudei. Il pretesto per tali oscenità fu l’assassinio di Ernst Eduard vom Rath, un diplomatico tedesco a Parigi, da parte di un giovane studente ebreo, Herschel Grynszpan. Difficile descrivere a parole quello che la memoria di tali oscenità suscita, ancora di più è provare a immaginare le umiliazioni che subirono uomini, donne e bambini a cui venne tolto il diritto di essere considerati essere umani. Ci sono tanti film che, però, raccontano le vicende delle vittime della seconda guerra mondiale, che cercano di dare voce a tutte quelle persone costrette a lasciare la propria casa, la propria vita e propri cari quando furono deportati nei campi di concentramento. I tre film proposti sono accomunati dal particolare punto di vista scelto dai registi per raccontare cosa è realmente l’olocausto: quello dei bambini, ancora troppo innocenti per comprendere appieno il significato dell’odio razziale.

  • La chiave di Sara (2010)

Tratto dal best seller di Tatiana De Rosnay e portato nelle sale cinematografiche dal regista francese Gilles Paquet-Brenner, il film racconta la vita di Julia (interpretata da Kristin Scott Thomas), giornalista americana trasferitasi a Parigi da ormai 20 anni, che vorrebbe ristrutturare l’appartamento di proprietà della famiglia del marito Bertrand. Julia, che sta facendo ricerche sui rastrellamenti parigini del 1942, scopre che quell’appartamento apparteneva agli Starzinsky, una famiglia ebrea deportata nei lager e che i due figli, Sarah e Michel, non appaiono sulle liste delle vittime. Parallelamente alle ricerche della giornalista, il film segue la deportazione di Sara e la successiva fuga verso la libertà; la bambina, aiutata da una coppia di anziani, cercherà di salvare il fratellino grazie alla sua preziosa chiave, custodita gelosamente per tutta la prigionia. Anche se libera, Sara non potrà dimenticare i fantasmi del passato e le perdite portate dalla Shoah.

  • Il bambino con il pigiama a righe (2008)

Diretto e sceneggiato da Mark Herman, Il bambino con il pigiama a righe, ambientato durante la seconda guerra mondiale, è la trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo di John Boyne. Il piccolo protagonista Bruno, a causa di una promozione del padre, ufficiale nazista, deve lasciare Berlino e trasferirsi in una tenuta di campagna. Solo e annoiato, Bruno inizia a esplorare i dintorni della casa. Scopre che, poco lontano, sorge un campo di concentramento: qui, divisi solo da un filologia spinato, coltiverà la sua amicizia con Shmuel, un bambino ebreo suo coetaneo. L’intesa tra due sarà così forte che Bruno deciderà di superare le recinzioni del campo, inconscio delle conseguenze.

  • Vento di primavera (2010)

Parigi, 16 luglio 1942. Il maresciallo Vichy, per compiacere gli alleati tedeschi, ordina di rastrellare circa 13 mila ebrei parigini e condurli nel Vélodrome D’Hiver. La regista Rose Bosch descrive, attraverso gli occhi del piccolo Joseph Weismann, uno dei 25 superstiti alla strage del Velodromo d’Inverno, l’esperienza vissuta in quei giorni di reclusione con la sua famiglia, e il successivo trasferimento nel campo di transito di Beaune-la-Rolande. Dopo che gli adulti vengono deportati ad Auschwitz, il piccolo protagonista decide di seguire l’ultimo consiglio della madre, “Joseph tu devi vivere”: tenterà la fuga e sfuggirà al destino che, purtroppo, toccherà ai suoi compagni.

A cura di Benedetta Nasini Mingarelli

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