L’odio è una di quelle emozioni che quando la si prova riesce a prendere il pieno controllo di noi stessi, un sentimento che di questo periodo ci è pericolosamente vicino e che sa bene come sedurci. I tre film che vi presenterò mettono in scena la presenza dell’odio nella quotidianità e da come possiamo esserne persuasi.

L’odio di Mathieu Kassovitz

Ci troviamo a Parigi, alla fine del secolo scorso. Un ragazzo della banlieu fermato per dei controlli è ora in fin di vita. Vinz, Hubert e Said, tre giovani amici disperati che vivono anche loro in periferia, meditano vendetta contro la polizia.

Già dai primi minuti vediamo che la banlieu è una zona di guerra tra polizia e ribelli: questo conflitto non genera solo vittime sul campo di guerra, ma ferisce tutti coloro che abitano in quella zona. Ne sanno qualcosa i tre protagonisti, il cui odio è fomentato da questa situazione di tensione, che li porta sempre più ad essere schiavi della rabbia. La scelta di girare il film in bianco e nero rende meglio l’idea dello scontro, in quanto viene sovrapposto il contrasto cromatico con quello che vivono i personaggi nella banlieu.

L’odio in questo film è la risposta che i personaggi danno in conseguenza a quello che accade accanto a loro, ad uno scontro a cui non riescono a sfuggire perché ha oramai invaso le loro vite e demolito le loro speranze.

L’onda di Dennis Gansel

Il professore Rainer Wenger sta spiegando ai suoi studenti le dittature del Novecento ma questi ultimi non credono che una nuova dittatura sia possibile in Germania, perché credono che la gente abbia imparato dagli errori del passato. Il professore decide quindi di iniziare un esperimento sociale in cui si pone come leader di un’organizzazione autocratica che coinvolge tutti gli studenti. Il film mette in scena come l’odio alla base di modelli di società e scelte politiche sia atemporale: il film quest’anno compie dieci anni ma è più attuale che mai.

Da sottolineare che il film è ispirato al romanzo dal titolo omonimo di Todd Strasser, che è la trasposizione sotto forma di romanzo di un reale esperimento sociale conosciuto come La Terza Onda, che ha avuto luogo nel 1967 in California.

Tre manifesti a Ebbing, Missouri di Martin McDonagh

Mildred Hayes è la madre di una ragazza brutalmente uccisa. A sette mesi dall’omicidio, le indagini della polizia non hanno portato a nulla: Mildred decide così di affittare tre cartelloni pubblicitari in cui esorta la polizia a fare il suo dovere e a trovare il responsabile della morte della figlia. Questo porterà ad un conflitto con la polizia locale, che non ha gradito i manifesti e che cercherà di convincere Mildred a rimuoverli.

L’odio gioca un ruolo fondamentale in questa storia: è ciò che tiene in vita Mildred, stracolma d’odio non solo a causa della morte della figlia ma anche a causa dei conflitti con l’ex-marito, ma anche l’agente Dixon, così pieno di rabbia che non si fa problemi ad agitare il manganello. Oltre a questo anche nella fittizia cittadina in cui gli eventi hanno luogo domina l’odio: xenofobia, razzismo e omofobia sono all’ordine del giorno.

A cura di Fabio Facciano

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