Feelm: Quando è il giorno di Pearl Harbor

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Da sempre, il cinema è stato anche utilizzato come mezzo per far rivivere o comunque, far ricordare al mondo, momenti tragici e importante della nostra storia. Momenti che rimangono impressi, dove non ci sono né vincitori né vinti, momenti in cui un reale “Bene” non c’è.
Così, visto che oggi, 7 dicembre, sono 75 anni dall’attacco di Pearl Harbor, voglio riportare alla memoria quei momenti con 3 Film che fanno rivivere quei momenti e tentano di riportare quella storia sia da un lato che da un altro.

TORA! TORA! TORA! (1970)
Questo film, del 1970, è il più chiaro esempio di collaborazione tra America e Giappone, infatti i registi di questa pellicola sono tre: Richard Fleischer, Kinji Fukasaku, Toshio Masuda.
È il 1941. L’Impero giapponese, a seguito dell’alleanza con le potenze dell’Asse, è intenzionato ad allargare la propria sfera d’influenza verso il Sud Est asiatico. Il principale ostacolo all’espansione nipponica è rappresentato dagli Stati Uniti, ostili al Giappone dai tempi dell’invasione della Manciuria nel 1937. In vista di un inevitabile conflitto, l’alto comando giapponese stabilisce così un piano d’attacco a sorpresa di Pearl Harbour, situato nelle Hawaii, dove è concentrata la maggior parte delle forze navali statunitensi. Il segnale dell’attacco sarà Tora! Tora! Tora!, acronimo che starà a significare la riuscita dell’attacco lampo. Questo triumvirato di registi pone un occhio abbastanza oggettivo, dando ampio spazio al punto di vista sia giapponese che americano, facendoci davvero capire il turbamento e le motivazioni per questo terribile gesto.

Rapsodia in Agosto (1991)
Il maestro Akira Kurosawa, riprende la storia post Pearl Harbor e ci parla dal punto di vista del Giappone, la situazione tragica di Nagasaki che, il 9 agosto 1945 fu devastato dalla bomba atomica lanciata dagli aerei americani. La storia parla di Kane, un’anziana vedova dallo spirito indomito che abita in campagna nei pressi di Nagasaki. Suo marito è morto durante la Seconda Guerra Mondiale a causa della bomba atomica, mentre lei è sopravvissuta a quell’immane tragedia. D’estate la donna si prende cura dei suoi quattro nipoti, ai quali racconta di quel 9 agosto del 1945.

Da qui all’eternità (1953)

Ora qui, come ultimo film, vi propongo il classico di Fred Zinnermann. Questo film lo si può semplificare con la frase: La quiete prima della tempesta. È sempre il 1941, In una base militare delle Hawaii giunge il soldato Robert E. Lee Prewitt, un trombettiere ed ex pugile che non vuole più combattere e che per questo motivo viene sottoposto a continue vessazioni dai commilitoni e dal capitano Dana Holmes, la cui moglie, Karen, ha una relazione con il sergente Milton Warden, mentre Robert, che può contare unicamente sull’amicizia del soldato Angelo Maggio, in un locale conosce Lorene, una prostituta il cui vero nome è Alma Burke. Un film che prima di tutto parla di emozioni umane e vere, dal nonnismo agli amori, passando per liti e vendette, con annesse tutte quelle situazioni che accadono in un classico reggimento di fanteria americano.

Quello di Zinnemann è un film che ebbe grande successo in America, di pubblico e di critica. Alla notte degli Oscar del 1954 venne premiato addirittura con otto statuette, tra cui le quattro più importanti. Sicuramente buona parte del merito va alla performance degli attori, tra cui un vivace Frank Sinatra (che vincerà l’Oscar come miglior attore non protagonista). Ma il grande successo del film (difficile da spiegarsi per un europeo) sta, con tutta probabilità, nella capacità di Zinnemann di fotografare alla perfezione un momento scioccante e drammatico della storia, che irrompe nella vita comune della gente, distruggendo tutte quelle emozioni, che dapprima c’erano ma che ora non ne resta niente.

Menzione di disonore:
Non prendete in considerazione il film di Micheal Bay, Pearl Harbor, quello è l’esempio coretto di come un film del genere non deve essere fatto. Che fa del lancio della bomba atomica un simbolo quasi pattriottico, Micheal Bay è il male, almeno gente come Clint Eastwood è riuscita con Flag of Our Father a dare spunti di ragionamento e discussione.

a cura di Giacomo Azzolina

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