Feelm: commessi e videoteche

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Per questo appuntamento di Feelm abbiamo pensato a pellicole che hanno in comune due elementi: commessi & videoteche. Tuttavia è stato estremamente difficile trovare numerosi titoli tra cui scegliere. Questo forse perché: A. la metà della popolazione presente al giorno d’oggi neanche sa cos’è una videoteca (anche la sottoscritta dietro la tastiera ha visto quella del suo paese chiudere mentre perdeva ancora gli ultimi denti da latte); B. sebbene Tornatore abbia girato Il mago dell’Esselunga, gloriosa opera sul supermercato, quasi nessuno si fila la categoria dei commessi; meglio i film sugli avvocati e i malati terminali, loro sì che fan tendenza. Ecco quindi la scelta di dare spazio ai “vitelloni metropolitani” degli anni ’90, gli sfigati che prendono Loser di Becks a inno nazionale e che lavorano come commessi nelle videoteche. Qui di seguito 3 titoli, da scoprire se mai visti o da riguardare con un occhio mezzo nostalgico se già li conoscete.

  • Be Kind Rewind – Gli acchiappafilm (di Michel Gondry, 2007)

Jerry e Mike sono amici dall’infanzia. Jerry (Jack Black) è il meccanico della zona. Vive in un camper e teme le radiazioni che provengono, secondo lui, dalla centrale elettrica vicina. Mike (Mos Def) lavora in un negozio che noleggia videocassette di proprietà del signor Fletcher, un appassionato fan di Fats Waller. Il giorno in cui Fletcher decide di partire per un viaggio affida il negozio a Mike invitandolo a tenere Jerry, decisamente esuberante, alla larga. Mike comprende in ritardo l’avvertimento e intanto Mike ha fatto il danno: avendo tentato di entrare nella centrale ha finito con l’essere così caricato di energia da smagnetizzare tutte le videocassette. Che fare? Una soluzione c’è. I due girano versioni amatoriali (“maroccati”) dei blockbuster del cinema. I film, una volta noleggiati, piacciono e la richiesta si fa sempre più pressante. Ma c’è un altro problema che incombe: una società immobiliare vuole abbattere l’edificio. Be Kind Rewind è una commedia che lancia un grido d’amore al cinema, con i remake dei più grandi classici, e che ci ricorda cosa il cinema in fondo sia: una finzione. Finzione che deve essere basata sulla passione e per cui non servono necessariamente mezzi sofisticati.

  • Clerks – commessi (di Kevin Smith, 1994)

È il film d’esordio per l’allora 24enne Kevin Smith, costato soli 30mila dollari, ma annoverato tra i cult dei Bmovie. Clerks segue una giornata tipo di due amici – Dante e Randal – commessi in due negozi adiacenti, un minimarket e una videoteca, alle prese con clienti insoliti e discorsi esistenziali sul tutto e sul nulla, in una spirale di eventi tragicomici quasi assurdi ma quanto mai verosimili. Il film è stato girato quasi interamente nel negozio dove lavorava al tempo Smith, ed è un fantastico esempio di cinema underground realizzato con pochi fondi; che dimostra come la bravura e l’intelligenza di un buon regista, insieme a una sceneggiatura fresca e ben strutturata, possano sopperire alla mancanza di cast stellari o produzioni di rilievo.
Presentato nella Settimana Internazionale della Critica al 47º Festival di Cannes, Clerks ha vinto il Premio Mercedes-Benz alla miglior pellicola della sezione. Consigliato soprattutto se da anni cercate un film che vi presenti l’assurdità della vita quotidiana.

                                  • Bleeder (di Nicolas Winding Refn, 1999)

Secondo film del regista danese, dopo il primo Pusher. La pellicola – che non è stata distribuita in Italia –  segue le vicende di Leo e Luise, una giovane coppia che vive insieme a Copenaghen. Leo è insoddisfatto della sua vita, e quando viene a sapere che Louise è incinta, e dopo aver assistito ad una sparatoria, viene sedotto dalla violenza iniziando una discesa in una spirale di violenza. Accanto a loro la storia di Lenny (Mads Mikkelsen), commesso cinefilo in una videoteca, e Lea, cameriera in un fast-food. Se il film inizia come una commedia un po’ nerd e che a tratti riprende il Clerks sopracitato, inizia presto una discesa verso la violenza e l’orrore. Un film che contiene anche Refn stesso nell’ “alter ego” di Lenny, cinefilo maniacale, oratore monotematico, timido e a disagio con le donne. Il suo rapporto con la violenza è astratto, Lenny si limita all’incamerare quella che gli viene fornita dagli innumerevoli film che lo accompagnano per tutto l’arco della giornata e della settimana. Un film forte, ma da vedere se si ama questo regista.

a cura di Martina Zerpelloni

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